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lunedì 12 ottobre 2015

Il ritratto di Dorian Gray a cura di Katia Fortunato

Autore: Oscar Wilde
Titolo: Il ritratto di Dorian Grey
Genere: Narrativa classica
Pagine: 261
Data di pubblicazione: 1 ed. originale 1891
Casa editrice: Barbera



Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d'accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.





   Adoro questo libro. Sicuramente uno dei miei preferiti e lo rileggo ogni volta con piacere e spirito sempre nuovi. Che sia stato scritto nel 1891 dimostra come il mondo, a tutt’oggi, a dispetto delle scoperte scientifiche, la tolleranza (si, vabbè), la riscoperta della natura etc. etc., non sia affatto cambiato. In primo piano abbiamo il culto del bello, dell’apparire, dell’essere sempre i migliori, che fino a quando è una cosa riservata all’utilizzo della massa cerebrale, non ha nulla da eccepire, ma come Wilde ci insegna e come noi vediamo tutti i giorni, in questo caso essere i migliori è riferito a tutt’altro.

“Viviamo in un’epoca dove le cose superflue sono le nostre uniche necessità.”

Questo libro, a parte essere un capolavoro, è una vera e propria guida su come NON essere ciò che non si è; su come la semplicità e i valori veri, come la comprensione, la tolleranza (vera!), e l’apertura agli altri, debbano caratterizzare le nostre vite. Vivere per essere sempre belli e perfetti, non è (a mio modesto parere), vivere.

“I più bei versi, le più belle scene a teatro riguardano sempre la morte, perché il più grande messaggio dell’artista è farci comprendere la bellezza della disfatta.”

Infatti quando Dorian si rende conto di essere moralmente sconfitto, squarcia il quadro che ha assorbito tutti i suoi vizi e bagordi, facendo diventare la sua immagine vecchia, rattrappita, brutta. Questo patto col diavolo che lo fa essere sempre giovane e bello, anche a vent’anni di distanza, agisce in simbiosi con lui e squarciando il squadro, Dorian decreta la sua fine.
Domanda: Perché? Cosa c’è di sbagliato nell’essere ciò che si è e nell’affrontare la vita a viso aperto? Possibile che non si possa accettare il tempo che passa, le esperienze vissute, le cicatrici che queste ci procurano facendoci diventare più belli? La bellezza non è quella che mostriamo fuori, anche se sono d’accordo sul fatto che un bel faccino, da guardare, sia più piacevole di uno meno “bello”, ma, pensiamoci un attimo… La bellezza esteriore svanisce, lasciandoci il ricordo dei bei tempi che furono. Un’anima bella la porti con te sempre, anche quando non ci sarai più. Nei gesti fatti agli altri. Nei sorrisi donati. Nella disponibilità dell’aiuto. Nell’essere la persona che ognuno di noi è.

“Ora, dovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi…?”

Ecco, vi lascio con questa domanda che Lord Henry Wotton, rivolge a Dorian…

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