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lunedì 21 dicembre 2015

Io confesso a cura di Katia Fortunato

Autore: John Grisham
Titolo: Io confesso
Genere: Legal thriller
Pagine: 437
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Mondadori


Quando in una fredda mattina d’inverno uno sconosciuto si presenta nella sua parrocchia e chiede insistentemente di vederlo, il reverendo Keith Schroeder non può immaginare che quell’incontro cambierà la sua vita per sempre. L’uomo si chiama Travis Boyette, ha subito varie condanne per reati sessuali, è in libertà vigilata e sostiene di custodire da molti anni un terribile segreto che è deciso a confessare. Perché proprio adesso? Dice di avere un tumore incurabile al cervello e di volersi liberare dal peso che grava sulla sua coscienza. Con la sua testimonianza potrebbe scagionare Donté Drumm, un giovane di colore condannato a morte in una piccola città del Texas per l’omicidio di una ragazza bianca il cui corpo non è mai stato ritrovato. Boyette afferma di sapere chi è il vero assassino, ma non ha intenzione di rivelarlo a nessuno se non al reverendo Schroeder. Mancano quattro giorni all’esecuzione. Basteranno per salvare Donté, o almeno per una sospensione della condanna? “Io confesso” è un thriller dal ritmo teso che riconferma il profondo interesse di John Grisham per i grandi temi sociali e di attualità, offrendo un’amara riflessione sul sistema giudiziario americano e soprattutto sulla pena di morte.


   Cominciamo col dire che questo non è assolutamente un thriller. Non è di certo uno dei migliori di Grisham, ma posso dirvi che è stato l’unico libro che sia riuscito a farmi scendere una lacrima, e vi assicuro che non è facile che un libro riesca in questa impresa. C’è una scena allucinante, raccontata nel libro, di quando la mamma di Donté lo lava che è di una delicatezza commovente e scioglie anche i cuori più freddi. Solo immaginare di vedere una scena del genere è da far venire i brividi.  Mentre leggevo mi sentivo quasi un intrusa, testimone di un amore forte e fragile al tempo stesso. Vale la pena leggerlo solo per queste due pagine.

“Roberta posò delicatamente le labbra sulle guance di suo figlio e lo baciò in viso, sulla fronte, sulle labbra, sul mento. Lo baciò e lo baciò, mentre le lacrime scendevano come pioggia. Erano otto anni che non lo toccava, l’ultimo contatto era stato un rapido abbraccio rubato mentre lo portavano fuori dall’aula il giorno in cui lo avevano condannato a morte.”

Passiamo all’argomento trattato nel libro: la pena di morte. Pro? Contro? Lo ammetto, io sono favorevole. Lo sono quando le vittime sono bambini violentati e massacrati. In questo caso specifico, però, non ho potuto fare a meno di fare il tifo per Donté. Non si può non farlo. Non mi viene in mente neanche un aggettivo che rispecchi le emozioni provate mentre leggevo il libro. Il sistema giudiziario statunitense è un vero schifo (sorvoliamo su quello italiano). Leggere di leggi assurde fatte per fare in modo che gli ingranaggi dell’accusa vadano spediti con i paraocchi, è inquietante. Questo libro mi ha fatto letteralmente incazzare. Ve lo consiglio, è assolutamente da leggere!

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