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sabato 12 dicembre 2015

L'intervista a... KETTY MAGNI a cura di Katia Fortunato

“Penso che l’intervista sia la nuova forma d’arte […] Un’intervista ti dà spesso l’occasione di confrontare la tua mente con delle domande, il che a parer mio è quel che s’intende per arte. Un’intervista ti dà anche l’opportunità di eliminare tutti quei riempitivi… devi tentare di essere esplicito, accurato, in argomento… niente menate. La forma dell’intervista ha i suoi ascendenti nel confessionale, nel dibattito e nel confronto incrociato. Una volta che hai detto qualcosa, non c’è modo di ritrattare. Troppo tardi. E’ un vero momento esistenziale.” [Jim Morrison]

L’intervista

Ok. Magari Jim Morrison aveva idee un po’ particolari e il suo modo di vedere la vita era, diciamo, speciale. Non ho la pretesa di creare arte, ma di sicuro ho la fortuna di presentarvi qualcuno che ha deciso di parlare d’arte nel suo ultimo libro. Lei è Ketty Magni, scrittrice di grande talento, persona di squisita cordialità e disponibilità e finalista del premio Aqui Storia (uno dei premi letterari di libri storici, più importanti N.d.R.) che col suo libro Arcimboldo (vedi recensione). Ci ha fatto conoscere uno degli artisti più famosi e poi dimenticati, del Rinascimento, rivalutato dai surrealisti e simbolo dell’EXPO.
Andiamo a conoscerla…

I suoi sono romanzi storici, qual è il periodo al quale, se potesse tornare indietro, sentirebbe di appartenere?
Occorre conoscere il passato, per vivere il presente e progettare il futuro”. Ogni periodo storico racchiude un fascino particolare, ma prediligo l’aura misteriosa del Medioevo, l’arte rinascimentale e il romanticismo ottocentesco.

Arcimboldo è uno dei simboli dell’EXPO, lei l’ha visitato?
Sì, l’ho visitato diverse volte. Inoltre, ho presentato in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina ad Expo Gate, di fronte al Castello Sforzesco e una mia intervista è apparsa sul magazine ufficiale. Nel corso delle numerosissime presentazioni letterarie sul territorio nazionale ed elvetico, ho raccontato la mia esperienza all’esposizione universale e divulgato la simpatica mascotte Foody, ispirata ai quadri di Arcimboldo. Al rientro dell’Ortolano, meravigliosa opera reversibile, esposta a Expo per qualche tempo, ho presentato il mio libro negli spazi del museo civico Ala Ponzone di Cremona.

Perché Arcimboldo?
Arcimboldo rappresenta un connubio perfetto tra arte e cibo. Ho trovato stimolante approfondire la conoscenza di questo artista straordinario, capace di esprimere la sua vena creativa anche come costumista, poeta, e curatore della collezione imperiale. Noto per le sue teste composte da frutta e verdura, fu anche raffinato esecutore di opere a tema religioso. Pochi sanno che ha realizzato alcuni cartoni per le vetrate della Cattedrale milanese, un arazzo conservato in Duomo a Como, e, insieme a Giuseppe Meda, il dipinto dell’albero della vita nel Duomo di Monza.

Penso che questa domanda gliel’abbiano già fatta, ma io gliela ripropongo ugualmente; come ha fatto a elaborare le ricette del tempo di Arcimboldo?
Conosco molti cuochi, e ho chiesto il loro prezioso aiuto nella stesura. Ho selezionato alcune ricette dai manuali rinascimentali con prodotti facilmente reperibili oggigiorno. Poi, sperimentando di persona ho trasposto in chiave moderna, con versioni riproducibili. Degne di nota, sono le ricette di Sabine e Philippine Welser, due tra le prime donne della storia, autrici di ricettari.

A questo proposito… uno dei sette peccati capitali è la gola, che rapporto ha con il cibo?
Sono golosissima. Fin da piccina mi svegliavo di notte con crampi allo stomaco per la fame. Nel tempo, ho conservato lo spirito di fanciulla, e spesso mi alzo al buio per fare spuntini, dolci o salati. Non amo le pietanze piccanti, adoro il cioccolato e il gusto agrodolce. Bevo vino buono e birra. Per fortuna, smaltisco le calorie in eccesso con lunghe passeggiate immersa nella natura, o pedalando in città.

Com’è Ketty Magni? Si descriva in tre parole.
Compito arduo concentrare la mia energia creativa in poche parole. Ci provo: volitiva, generosa, passionale.

Cosa legge Ketty Magni?
Leggo di tutto. Sono curiosa e un’ottima osservatrice. Come ripeto agli allievi del mio corso di scrittura creativa, leggere è indispensabile per poter scrivere. Preferisco libri di nicchia, magari di autori poco conosciuti, ma meritevoli di attenzione.

Si dice che i libri sul comodino di uno scrittore svelino il lavoro per il prossimo romanzo. Quali sono i suoi?
Concordo. Leggo almeno un paio d’ore prima di abbandonarmi tra le braccia di Morfeo. Attualmente sul mio comodino albergano un trattato storico sul mercato ittico, un dialogo sul Duomo di Milano, e un libro sul rapporto arte e cibo. Forse, non sono elementi sufficienti per indovinare quale sarà il mio nuovo lavoro.

Scrittura, canto, televisione, volontariato, etc… C’è un ordine d’importanza in quello che fa?
In primis, mi dedico alla scrittura e precedentemente ad una minuziosa ricerca storica, che attuo in prima persona, senza collaboratori. Inoltre, gli spostamenti e l’organizzazione per gli incontri culturali richiedono parecchio tempo.  Con rinnovato entusiasmo conduco spettacoli culturali, molti dei quali a scopo benefico. Di recente, ho rilasciato un’intervista con aneddoti sul cibo per il Libro Parlato Lions, destinata a chi non può leggere autonomamente.   Le mie giornate dovrebbero durare più a lungo per svolgere quello che mi prefiggo al mattino. Non conosco la noia.

Parliamo di comunicazione. Per alcuni anni ha svolto attività di pubbliche relazioni per un museo. Quanto ha contato quest’esperienza?
L’esperienza in questo ambito mi è servita per migliorare il mio rapporto con il pubblico. Sono sempre felice di incontrare i miei lettori e di confrontarmi con loro di persona, a tu per tu. Mi ritengo una fonte inesauribile con un flusso di parole e dinamismo. Insomma, una scrittrice dal taglio liquido.


Oltre alle cartoline d’epoca, colleziona qualcos’altro?
Sì, ho una collezione ragguardevole di foulard di seta, che uso per proteggermi la gola e per conferire maggior vivacità al mio viso pallido. Poi, colleziono segnalibri da tutto il mondo e in svariati materiali: carta, legno, metallo, stoffa, pelle. Ne posseggo alcuni molto singolari arricchiti da ricami, disegni, intarsi, perline, fiocchi e pizzi. Altri segnalibri contengono pezzi di muro di Berlino, o ambra polacca. Li raccolgo da molti anni, e sono riconoscente agli amici che mi aiutano ad arricchire la collezione ricordandosi di me durante i loro viaggi e con generosità mi donano esemplari provenienti da ogni angolo dell’universo.

Domanda di rito: il prossimo romanzo è in lavorazione?
Non accenno mai all’argomento del nuovo libro, perché sono scaramantica. Durante le presentazioni letterarie porto sempre con me un oggetto rosso. Scrivo con grande passione e mi auguro di riuscire a trasmettere la stessa passione ai miei lettori.

Siamo arrivati alla fine; saluto Ketty Magni ringraziandola di vero cuore e la invito a tornare per 
parlarci del suo prossimo romanzo.

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