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mercoledì 2 dicembre 2015

La bambina di vetro a cura di Katia Fortunato

Autore: Jodi Picoult
Titolo: La bambina di vetro
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 575
Data di pubblicazione: 2010
Casa editrice: Corbaccio


Come tutti i genitori, Charlotte e Sean O’Keefe avrebbero chiesto un bambino sano, se avessero potuto scegliere. Invece, la loro vita è fatta di preoccupazioni, di notti insonni, di conti che si accumulano, degli sguardi pietosi dei genitori “più fortunati” e, peggio ancora, di “e se…”
E se la loro bambina fosse nata sana? Vale la pena di affrontare tutto questo, però, perché Willow è perfetta, per quanto strano possa sembrare. E’ intelligente e carina, gentile e coraggiosa e, per avere solo cinque anni, inaspettatamente saggia. Ma quel “e se…” scava a fondo nel cuore e nella mente di Charlotte che decide di affrontare un processo contro la ginecologia che non ha diagnosticato prima la malattia della bambina: osteogenesi imperfetta, un’espressione asettica che descrive una fragilità ossea incompatibile con uno sviluppo e una vita “normali”. Questo significa per Charlotte cercare risposta a una serie di domande che forse una madre non dovrebbe mai essere costretta a rivolgersi. E se avessero saputo prima della malattia di Willow? E se la loro amata Willow non fosse mai nata?


   E se… Se l’avessi saputo, se l’avessi voluto, se l’avessi… Non si costruisce e non ci si condiziona la vita con i se e con i ma. Ognuno di noi è responsabile delle proprie scelte e quando ne si fa una, il minimo è portarla avanti e accettare tutto quello che viene dopo. Io sono con Charlotte. So che sembrerò matta, ma probabilmente nei suoi panni avrei fatto la stessa cosa. Va bene l’amicizia, va bene l’affetto, ma io devo pensare al bene di mia figlia. Non posso stare lì a farmi le seghe mentali su come una mia cara amica possa reagire a una citazione. Io devo pensare a mia figlia. E se te sei una mia cara amica, non mi volti le spalle e mi metti tutti contro, ma mi appoggi, perché sai che non ce l’ho con te, non è una questione personale. Sai che a mia figlia servono soldi per avere una vita più dignitosa. Sai che vorrei allungare la sua aspettativa di vita perché lei è la cosa più importante al mondo per me. 

“Puoi anche raccontarti che sei disposta a perdere tutto quello che hai pur di ottenere quello che vuoi. Ma è un circolo vizioso: tutto quello che sei disposta a perdere è quello che ti rende riconoscibile. Perdilo, e perderai te stessa.”

Ma, come in tutto, ognuno ha le sue opinioni e vede le cose in maniera differente e ben venga, ci mancherebbe altro.
Discutendo di questo libro mi sono ritrovata in netta minoranza. Tutti a dire che la mamma avrebbe dovuto agire diversamente, non avrebbe dovuto attaccare persone che le erano state vicine fino a quel momento e che avevano dimostrato lealtà. Il problema è tutto lì, in quelle quattro parole: fino a quel momento.
Fino a che le cose non ci riguardano direttamente è facile fare i buoni samaritani.

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