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venerdì 15 gennaio 2016

Everyman a cura di Katia Fortunato

Autore: Philip Roth
Titolo: Everyman
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 123
Data di pubblicazione: 2007
Casa editrice: Einaudi



Il destino dell'Everyman” di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, fino alla vecchiaia, straziata dall'osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. Pubblicitario di successo presso un'agenzia newyorkese, è padre di due figli di primi letto, che lo disprezzano, e di una figlia nata dal secondo matrimonio, che invece l'adora. È l'amatissimo fratello di un uomo buono la cui prestanza fisica giunge a suscitare la sua più aspra invidia, ed è l'ex marito di tre donne diversissime tra loro, con ciascuna delle quali ha mandato a monte un matrimonio. In definitiva, è un uomo che è diventato ciò che non vuole essere.



   Ancora una volta Roth ci racconta i sentimenti umani come solo lui sa fare, con maestria e dovizia di particolari, scandagliando l'animo umano e mettendone a nudo pregi e difetti. In questo libro incontriamo un uomo che ci fa conoscere il suo personale inno alla vita, quando ormai è diventato vecchio.

“Il bisogno di essere consolati, si rendeva conto, non è poca cosa, specie da parte di quell'unica persona che miracolosamente ancora ti ama.”

Ci fa conoscere la lotta, la rassegnazione, la nostalgia e l'impotenza di un uomo di settantanni che ha passato gli ultimi sette, una volta l'anno, in ospedale.  Non ci risparmia i suoi acciacchi, i suoi problemi di cuore e i suoi errori che vanno fuori la sfera sanitaria, ma quella affettiva, con tre matrimoni alle spalle, due figli maschi che non lo sopportano e una figlia, Nancy, avuta dal secondo matrimonio che lui adora ed è ricambiato. Ed è bello leggere di questo amore, di come lui si preoccupi per lei, di come i suoi pensieri ruotino intorno a lei. È un libro tosto, che mette a nudo tutta la disperazione di un'età che ci fa paura.

“Quando sei giovane, è l'esterno del corpo che conta, l'aspetto che hai esternamente. Quando invecchi, ciò che conta è quello che c'è dentro, e la gente smette di badare all'aspetto che hai.”

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