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martedì 1 marzo 2016

Forum: Gita al faro

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

Autore: Virginia Woolf
Titolo: Gita al faro
Genere: Classico
Pagine: 226
Data di pubblicazione: 2007, 21 ed.
Casa editrice: Garzanti




In una sera del settembre del 1914, la famiglia Ramsay, in vacanza in una delle isole Ebridi, decide di fare l’indomani una gita al faro con alcuni amici. Per James, figlio più piccolo, quel luogo è una meta di sogno, densa di significati e di misteri. La gita viene però rimandata per il maltempo. Passano dieci anni, la casa va in rovina, molti membri della famiglia sono morti. I Ramsay sopravvissuti riescono a fare la gita al faro, mentre una delle antiche ospiti finisce un quadro iniziato dieci anni prima. Passato e presente si intrecciano, il tempo assume un diverso significato.
                                                                                 




   Michela: Inizio io? Ok... Per me ‘sta gita è stata una sofferenza, meno male che avevo delle compagne di viaggio divertenti. Lento, prolisso... no... per me è NO. (Alla Mara Maionchi)

Lucia: Molto ampio e articolato questo romanzo che deve essere letto con calma per coglierne l’essenza, una scrittura molto particolare, bella e ricca di dettagli, la descrizione dei paesaggi e delle emozioni/sensazioni dei protagonisti mi hanno catturata, soprattutto nella prima parte del libro. Le due protagoniste principali, la prima come rappresentazione di moglie e madre e la seconda molto dibattuta tra odio e amore rispetto ad un ruolo femminile a cui vorrebbe sfuggire ma con molti dubbi e difficoltà, mi hanno fatto riflettere. Un quadro molto ben delineato di una società dove prevale l’esteriorità e tutto ciò che conta rimane nascosto quando invece dovrebbe essere la vera essenza della vita. È un romanzo che ti porta a voler leggere altro della scrittrice per comprendere meglio il pensiero e più avanti lo farò senz’altro

Angela: Il primo impatto con la Woolf non è stato dei migliori e le prime 30-40 pagine, per me, sono state un po' faticose perché rischiavo di perdermi tra le parole... Però non ho lasciato e ho fatto bene. È un romanzo che a un certo punto mi ha affascinato proprio per com'è scritto, per il potere suggestivo, evocativo delle parole, che ti passano davanti struggenti, con forza, capaci di creare immagini, suoni e profumi, nella mente del lettore. L'ultima parte è quella che ho preferito, l'ho trovata meno "confusa". In generale il romanzo mi è piaciuto perché ha questa atmosfera evanescente, nebulosa, come eterea ed evanescente è la signora Ramsay, così colta, posata, affascinante, seduttiva, sensibile ma anche fragile. Gita al faro è dunque un romanzo in cui non conta tanto la narrazione di fatti e vicende, quanto il mondo interiore che c'è dietro di essi, la tempesta di pensieri ed emozioni di chi li vive. Quindi, nonostante la prima impressione, a fine lettura il mio giudizio complessivo è migliorato e sono contenta di aver letto per la prima volta Virginia.

Rossella: Io gita al faro lo avevo letto tanti anni fa e lo ricordavo pochissimo. Non si può dire che sia una lettura veloce e all'inizio ero anche io scoraggiata. Alla fine però questa analisi del tempo e anche della memoria porta a tante riflessioni. Ci sono dentro dei ricordi. I dieci anni che sono trascorsi sembrano un periodo molto più breve. "E le vite che abbiamo vissuto e le vite da vivere sono tutte piene di alberi e foglie che rinverdiscono". Alla fine anche se con qualche difficoltà sono stata contenta di averlo riletto. Concordo con Lucia, la scrittura è molto ricca di dettagli e con Angela per quanto riguarda l’atmosfera evanescente.

Silvana: Era il primo libro che leggevo della Woolf e l'ho trovato di una noia mortale. Non ho voglia di riprovare a leggerne un altro di questa autrice. Sarà stata anche una grande, ma non vibra nelle mie corde.

Laura: Estremamente introspettiva. E' un libro incentrato tutto sui pensieri e sull'emozioni dei protagonisti nella semplice vita quotidiana! Quanti pensieri abbiamo al giorno? Quanti nostri e quanti di reazioni agli stimoli del mondo esterno!? Infiniti!! E la Woolf è riuscita a catturarli e a trascriverli... Certo solo lei lo poteva fare. Bello, introspettivo, cupo com'è lei. La scrittrice dell'anima. Ecco chi è Virginia… Chissà quanto malessere aveva dentro di se… Sono stata contenta di averlo letto.

Barbara B.: Che vi devo dire ... tutto vero. Introspettivo, evocativo ... ma che fatica!!! Ho fatto una gran fatica, sia per lo stile (tutta sta punteggiatura per me è sfiancante) sia per la vicenda (che praticamente non esiste). Forse non era il periodo giusto, forse sono un po' caprona e basta ... Mi rimarranno nel cuore il vento tra i capelli, le scarpe da barca, il vestito da Mary Poppins, il naufragio del Titanic ... ma forse è tutta un'altra storia

Lucia: Se leggi Saramago, Barbara lui non fa uso di punteggiatura.

Barbara B.: Una via di mezzo?

Lucia: Magari! I periodi di Saramago sono lunghi più di mezza pagina e se perdi il segno o vieni interrotta, devi iniziare da capo.

Luigi: Romanzo molto bello che offre parecchi spunti di riflessione. La scrittura per me è perfetta, ogni frase messa al posto giusto con cura. Il libro ti impone una lettura molto lenta, sia per coglierne bene il significato, sia perché la narrazione è effettivamente molto molto lenta. Ma il vero difetto è l'avvio, arrivato a pagina 20 stavo per abbandonarlo e sbattere contro il muro il reader, poi per fortuna ho resistito, sono andato avanti e mi è piaciuto sempre di più, tanto che dopo Gita al faro, ho letto altri tre libri della Woolf (Una stanza tutta per sé, Notte e giorno e Consigli a un aspirante scrittore) e intendo leggere anche gli altri. Riporto qui una tra le numerose citazioni che ho evidenziato sul kobo: "Quando la vita si inabissava per un attimo, il campo delle esperienze sembrava illimitato. Ed era comune a tutti questo senso di risorse illimitate, immaginava; uno dopo l'altro, lei, Lily, Augustus, dovevano sentire che le apparenze, le cose per le quali gli altri ci riconoscono, sono semplicemente puerili. Al di sotto è tutto buio, è estensione, è profondità incommensurabile; ma di tanto in tanto risaliamo alla superficie e questo è quello che gli altri vedono di noi."

Luisa: “Girandosi, guardò al di là della baia, e laggiù, certo, scivolando a intervalli regolari sulle onde, prima due lampi veloci, poi uno lungo e durevole, c'era la luce del Faro. L'avevano acceso». Insieme con La signora Dalloway, “Gita al faro” è l'opera che più rappresenta Virginia Woolf come autrice di un romanzo che è innovativo per i tempi in cui è stato scritto. La trama non è importante, sono importanti i sentimenti dei protagonisti. Il romanzo si divide in tre parti: la finestra, Il tempo, Il faro. Ogni parte è strettamente collegata all’altra. Il senso dell'attesa pervade tutta la storia e i suoi protagonisti, e quando finalmente la gita verrà realizzata dopo molti anni la realtà per James sarà molto inferiore al suo sogno di bambino di andare al faro, sogno che non si era realizzato per il cattivo tempo. “Sì, di certo, se domani farà bel tempo”, disse la signora Ramsay. "Ma bisognerà che ti levi al canto del gallo," soggiunse. Queste parole procurarono al suo bambino una gioia immensa, come se la gita dovesse effettuarsi senz'altro, come se il prodigio che a lui sembrava d'aver atteso per anni e anni, fosse ormai, alla distanza d'una notte nel buio e d'una giornata sul mare, quasi a portata di mano. James Ramsay, all'età di sei anni, apparteneva di già a quella vasta categoria di gente che non può tener distinte le proprie emozioni, ma lascia che i lieti o mesti presagi del futuro annebbino quanto va realmente accadendo." [Virginia Woolf, Gita al faro, traduzione di Giulia Celenza, Garzanti, 1974] La Sig.ra Ramsay fin dalle prime pagine si rivela un personaggio molto più complesso dell'altra protagonista la Sig.ra Dalloway. La finestra a cui si affaccia spesso è per lei un modo non solo per ammirare il panorama dove lontano si staglia il faro, ma il modo per analizzare se stessa, madre di otto figli, sposata ad un professore di filosofia al quale si sente però superiore. I Ramsay sono in vacanza alle Isole Ebridi e la casa ospita oltre alla numerosa famiglia alcuni amici tra i quali una pittrice dilettante che lascerà incompiuto un quadro e che, in qualche modo, finirà dieci anni dopo. Il personaggio della Sig.ra Ramsay ci rivela quanta strada abbia fatto la letteratura nel dipingere la figura femminile. Basti pensare alla differenza fra Mrs Bennet, creato da Jane Austen in “Orgoglio e pregiudizio” (1813) e la Sig.ra Ramsay di questo romanzo scritto nel 1927. Già Henry James nel suo Ritratto di signora anticipa nella Sig.ra Isabelle Archer un tipo di donna che si verrà affermando soprattutto in questo romanzo. Nella prima parte c'è anche il conflitto fra un padre padrone e il piccolo James, conflitto che si rivelerà non risolto anche nell'ultima parte. Ma soprattutto impera questo rapporto marito-moglie che è così emblematico anche in tante coppie al giorno d'oggi. Nella parte che potremo definire il tempo e viene citata solo per gli avvenimenti negativi che avvengono e che sono appena accennati come la morte della Sig.ra Ramsay, del figlio Andrew durante la Prima guerra mondiale e la figlia Prue per complicanze dopo il parto. E finalmente dopo dieci anni è il faro, il protagonista, la casa che era andata in rovina viene rabberciata alla meglio, tornano due figli con il padre e due amici di famiglia tra i quali la pittrice che finalmente deciderà di finire il quadro. Il romanzo o attira o respinge il lettore. Non è la solita narrazione e neppure le ripetizioni sono casuali. Amo Virginia Woolf, la sento congeniale, mi piacciono i suoi conflitti esistenziali, ma certo la sua non può essere considerata una lettura di evasione, fa riflettere e le sue continue citazioni poetiche fanno incantare. Sicuramente a chi ama la letteratura ne consiglio la lettura.

Giovanna: Gita al faro l'ho letto due volte: è un libro che mi piace, un grande romanzo, l'ho trovato
subito molto poetico e molto dolce. Virginia Woolf nel romanzo si è ispirata a sua madre, moglie devota di un intellettuale che la trattava con sufficienza ma che senza di lei non avrebbe saputo fare niente. Anche se certe pagine sono "lente", confrontandole con il modo di scrivere di oggi, danno molti spunti di riflessione, ci si inoltra come esploratori nelle sensazioni e nei personaggi, così ben descritti e caratterizzati.

Barbara C.: Ho pensato più di una volta di interrompere il libro, ogni scusa era buona per fare altro finché non mi sono imposta di fare almeno un tentativo e di adempiere al mio compito da brava scolaretta. Non mi ha deluso! Nonostante l'abbia trovato molto lento ed esageratamente descrittivo i contenuti non sono da sottovalutare. I personaggi, in particolare Lilli e la signora Ramsay, fanno un gran lavoro su se stessi viaggiando nei loro pensieri più nascosti e avendo il coraggio di dirseli. È un po' come se volessero esorcizzarli. Mi sono rimaste impresse le porte che erano sempre aperte mentre la signora Ramsay le avrebbe desiderate chiuse quasi come a dire “non voglio che qualcuno sbirci nella mia vita e possa così capire e giudicare”, meglio tenerle chiuse ed estraniare il resto del mondo. Scorrono gli anni, circa dieci, la vita passa e l'unico punto fermo resta il faro, anche se col passare del tempo ha perso un po' della sua magia e finalmente Lilly riesce a terminare il suo quadro, anche lei sembra aver raggiunto una sua pace interiore ed è finalmente pronta a chiudere quel capitolo della sua vita. Un bel libro, ma a tratti deprimente e ripetitivo, non deve aver avuto una bella vita Virginia, ma ogni volta mi deprime, non è il mio genere anche se l'apprezzo.

Laura: Sono rimasta colpita da come la Woolf sia stata capace di trascrivere ogni emozione e pensiero di una persona. Rendendolo vero. Il pensare troppo, riflessioni estremamente introspettive, ma che le facciamo anche noi, non negli stessi termini, ma lo facciamo anche noi e che non ce ne rendiamo conto.

Chiara: È vero Laura! È come se lei fosse riuscita a fermare gli attimi in cui pensava e scrivere in quel momento, cosa stava pensando. Pazzesco. Solo una sensibilità così elevata come la sua poteva riuscire in un'impresa del genere!

Luisa: Eh sì Laura, anche noi a volte siamo affollati di pensieri

Katia: Che dire? Introspezione, profondità ed evanescenza a parte, io con la Woolf proprio non ci vado d'accordo! I miei pensieri interiori mi tengono già abbastanza impegnata, a questo punto della mia vita, che di quelli dell'altri non so che farmene. Sono contenta però, di averlo letto, più che altro per confermare che la Woolf è un'altra di quegli scrittori che eviterò come la peste.

Isa: A parte l'inizio che, come per molti, anche per me è stato faticoso, non appena ho abbandonato la ricerca della trama degli eventi e mi sono concentrata sulla 'trama dei pensieri', la lettura mi ha catturata. Gran parte del libro, infatti, è incentrata sulla discrepanza tra quello che il personaggio fa e quello che pensa (è bellissimo, in questo senso, il susseguirsi dei pensieri della signora Ramsay mentre misura il calzettone a James. Un breve gesto accompagnato da una molteplicità di pensieri). In fondo così è la vita: quante volte mentre facciamo qualcosa i nostri pensieri vagano per conto loro, percorrendo strade a loro più congeniali in quel momento? Mentre leggevo questo libro ho pensato a come sarebbe bello se accanto ad un grande romanzo ricco di avvenimenti, colpi di scena, ce ne fosse un altro, a specchio, sui pensieri dei protagonisti mentre vivono il tutto. Bella lettura.

Gino: Gita al faro, tradotto a volte anche come Al faro, è un romanzo della scrittrice britannica Virginia Woolf, pubblicato per la prima volta nel 1927.
Il romanzo segue ed amplia la tradizione del romanzo modernista, in cui la trama ha un'importanza secondaria rispetto all'introspezione psicologica dei personaggi, e la prosa alle volte è molto complicata. Ai Ramsay, in questa vacanza, si sono uniti vari amici e colleghi, fra cui la giovane Lily Briscoe, una pittrice che sta tentando di dipingere un quadro della casa dei Ramsay. Lily è piena di dubbi riguardanti la sua arte e la sua vita, dubbi alimentati anche dalle affermazioni di Charles Tansley, altro ospite dei Ramsay, il quale sostiene che le donne non sono capaci né di dipingere né di scrivere. Tansley ammira profondamente il signor Ramsay e i trattati filosofici da lui scritti. Il capitolo si chiude con la cena. Il signor Ramsay si acciglia quando Augustus Carmichael chiede una seconda porzione di minestra. La signora Ramsay invece vuole che la cena sia un successo, ma anche lei è sfortunata, perché Paul Rayley e Minta Doyle, due conoscenze che lei vorrebbe far fidanzare, arrivano in ritardo a cena perché Minta ha perso la spilla della nonna sulla spiaggia. Un romanzo che all’apparenza parla di nulla, di cose inconsistenti, c’è una mamma, un padre, un figlio, una finestra, una platea di spettatori (Tansley, Carmichael, Lily, Bankes, Prue, Cam, Andrew), l’arte mancata, una cena, e quindi?  Per molti lettori, sicuramente non è una lettura di facile leggibilità, anche perché secondo me bisogna essere con lo stato d’animo giusto per leggere – e soprattutto capire – la Woolf. Non è certo una lettura da ombrellone. Due elementi sono fondamentali e aiutano la decodifica del romanzo: la punteggiatura – che è la cartina d’orientamento di tutto il testo – e le parentesi (apparente strumento di confusione), che aiutano il lettore ad immergersi ancora più a fondo nei livelli semantici e interpretativi del testo. Non tutti riescono a scorgere elementi quali la perdita, il tutto, la frustrazione, il sogno evanescente, il rapporto con sé stessi (macro elemento di tutti i libri di Virginia), però se si fa uno sforzo nell’andare oltre, la Woolf non se ne andrà dalla vostra testa facilmente, occhio, che potrebbe essere la vostra nuova ossessione. Indagine interiore alla ricerca del proprio faro.

Claudia: La scelta del testo da parte mia è stata consapevole nel senso che l'avevo cominciato anni fa poi l'avevo mollato, ecco questa volta mi sono forzata a leggerlo, sono arrivata a pagina 33. Sarà stato il ritmo della scrittura, sarà stato l'argomento (che tra l'altro mi piacciono sia i luoghi che il periodo storico), Ma niente. Tra l'altro mi interessava anche leggere l'autrice... É andata così.

Barbara B.G.: Eccomi. Allora io il libro lo avevo già letto parecchi anni fa e mi sono riletta dei brani. Devo dire a fatica. La scrittura di Virginia (tranne nei suoi diari) è troppo "liquida" per come sono io adesso. Rarefatta. Quasi inconsistente (nel senso buono del termine). Il non esserci fatti ma sempre pensieri, al momento me lo rende un libro estremamente faticoso. All'epoca (circa 20 anni fa) mi lessi questo e le onde praticamente di seguito e li apprezzai molto. Credo di avere bisogno d'altro ora. Suoi al momento apprezzo molto i diari, più "tradizionali".

Chiara: Ho conosciuto la Woolf soltanto al liceo e mi sono avvicinata ai suoi scritti “per dovere”. Credo che mai, di mia iniziativa avrei deciso di affrontare un suo testo. Per cui sono molto felice di averlo fatto qui, e sono molto contenta che sia stato proposto. Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato un testo difficile da affrontare, per la modalità in cui è scritto e anche per l’argomento trattato, se di “argomento” si possa parlare. Sostanzialmente è come se non ci fosse una trama, il flusso di pensieri continuo, segue l’andamento della mente in tutti i suoi spostamenti, anche quelli che sembrano schizofrenici. In più, l’autrice riesce come ad entrare nella mente dei principali personaggi del libro, immedesimandosi in quelli che sono i loro pensieri, cambiando punti di vista, creando situazioni nuove, scollegate le une dalle altre. Il che spesso porta a forti confusioni. Un romanzo dunque introspettivo, anche se diverso da quello a cui sono stata abituata fino adesso. Mrs Ramsay è senza dubbio la protagonista di questo testo e ricopre un ruolo incisivo: moglie, madre, padrona di casa, donna in uno spazio e in un tempo dei quali fa parte ma dai quali, di fatto, si discosta. Rappresenta infatti un nuovo ruolo femminile, in contrasto con quello dell’epoca, un ruolo che rivendica qualche diritto in più all’accudimento della casa, dei figli e del marito; con quest’ultimo poi, il rapporto è a mio avviso ambivalente: ricerca di un amore che più non esiste? Fatica ad ammetterlo? Sensazione di sentirsi superiore a lui? Non riuscivo a identificare quale sensazione la spingesse fare alcune considerazioni sul suo matrimonio. Di certo il libro è fortemente autobiografico, l’introspezione è senza dubbio un lavoro che, volente o nolente, la Woolf ha compiuto in prima analisi su se stessa e sui suoi rapporti familiari. Tutta la sofferenza e il male di vivere dell’autrice (morta suicida) emergono chiaramente nella parte dedicata al tempo, il secondo capitolo, che è anche il più corto. Il tempo viene infatti considerato come una serie di eventi negativi (morti), che lasciano una profonda sensazione di vuoto, di abbandono e di degrado della stessa casa. Non so se per il momento mi cimenterò subito in un altro dei suoi testi, a meno che, le mie fidate compagne di navigazione vengano con me! Alcune descrizioni naturali sono mozzafiato.

Lucia: È un'autrice che non offre vie di mezzo, se piace il genere ti porta molto in alto ma se non piace può diventare una tortura

Cristina: Avevo proprio voglia di rileggerlo a distanza di quasi 20 anni (lo lessi all'università, dopo aver assistito a una lezione monografica sulla Woolf). Di sicuro la testa e il vissuto, ora, sono profondamente cambiati, e per questo forse ho fatto un po' più fatica a leggerlo, non tanto per lo stile, ma proprio per i continui spunti di riflessione che ti "obbligano" quasi a posarlo e soppesarlo. Consiglio di leggere, sia a chi è piaciuto, sia a chi no, "Una stanza tutta per sé", che aiuta molto a entrare in sintonia con Virginia e con i suoi personaggi.

Lucia: Io avevo letto la parodia del libro della Woolf "Una stanza tutta per sé" e si intitola "una stanza tutta per gli altri" della Gimenez Barlett.

Cristina: Ne ho sentito parlare.

Barbara B.G.: Non la definirei "parodia" (scusa... sono puntigliosa). A me era piaciuto davvero molto

Lucia: Bello si… ma non avendo letto quello della Woolf, ho pensato ad una parodia.

Barbara B.G.: In realtà è la stessa "storia" (che poi storia non è) dal punto di vista della domestica di Virginia Woolf. Secondo me è geniale.

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