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sabato 2 aprile 2016

Forum: Una lettera dal passato

                         ATTENZIONE!!! SPOLIER!!!

In collaborazione con Club qualcuno con cui… Leggere

Autore: Max S. Ehrlich
Titolo: Una lettera dal passato
Genere: Giallo
Pagine: 306
Data di pubblicazione: 2012
Casa editrice: Frassinelli


George e Martha Radcliffe sono considerati la coppia ideale nel sobborgo elegante in cui si sono trasferiti quando la carriera di lui ha spiccato il volo all'improvviso, consentendogli di acquistare una magnifica casa con giardino e assicurare un tenore di vita più che agiato alla famiglia. La loro tranquilla routine viene sconvolta un giorno dall'arrivo di una lettera, spedita ben dieci anni prima, ma mai giunta a destinazione per una fatale coincidenza. Da quel momento l'unione che agli occhi di tutti sembrava perfetta si trasforma in un incubo e la fiducia reciproca inizia a incrinarsi, fino a scavare una voragine tra i due. Torturata dal dubbio e dal sospetto, Martha indaga sulla minacciosa lettera che le mostra una faccia sconosciuta del marito, avventurandosi in ambienti sordidi e contattando personaggi ben lontani da quelli del suo ambiente. Davanti a lei un dilemma impossibile: scegliere tra l'amore cieco e la ricerca della verità a ogni costo. In un crescendo inesorabile di tensione, i silenzi suscitano equivoci, le omissioni generano bugie, i sotterfugi diventano minacce. Il nemico è dentro casa. Una vicenda che potrebbe capitare a tutti noi.
                                                                                    
   Michela: Ok. Inizio ancora io... Letto... Non un capolavoro ma a me tutto sommato è piaciuto. Che dire? Il finale perbenista non ha reso giustizia alla mia sete di giustizia. Mi sono immedesimata con entrambi e devo dire che ho sempre tifato per lui. Cosa avrei fatto? Mah... qualche pensiero sanguinolento mi era venuto, ma come si dice: "Tutto è bene ciò che finisce bene".

Maria: Il libro, complessivamente, è piaciuto anche a me. Ho gradito soprattutto l'indagine psicologica riguardo ai dubbi della donna con la quale non sono riuscita ad immedesimarmi, troppo remissiva per i miei gusti, ma, bisogna non dimenticare che la storia è ambientata negli anni Cinquanta! A dire il vero davo per scontata la colpevolezza del marito, sicché il finale è stato a sorpresa, seppur un po' troppo melenso! Comunque un libro che fa riflettere...

Ida: Anch'io davo per scontata la colpevolezza del marito.

Maria: Alla fine il tentativo di suicidio della donna mi ha fatto pensare ad una voluta metafora di "rinascita/purificazione": il lettore con la protagonista si immerge nelle acque per uscirne purificato e salvo da tutte le false convinzioni che inducevano a mostrarci il marito colpevole...

Sara: Bella riflessione.

Rossella: Anche io pensavo che il marito fosse colpevole.

Chiara: Io non sono così convinta che non lo sia... secondo me può avere mentito fino in fondo.

Sara: Inizialmente non mi aveva coinvolto, la prima metà del libro mi ha annoiato... il sogno erotico di lei l'ho trovato slegato alla storia... Poi da dopo il processo mi ha preso, lei che inizia ad investigare invece che restare ferma solo a tormentarsi... volevo sapere... anch'io sospettavo di lui (c'erano troppi indizi a suo sfavore), poi fortunatamente non era lui il cattivo...e ho apprezzato questo finale, se così non fosse stato mi sarebbe risultato troppo da thriller, cosa che non è, e scontato... Non lo annovero tra i miei preferiti perché è stato un po' noiosetto... Ma non mi è dispiaciuto... Si è ripreso bene... Il valore del libro sta nella riflessione sulla fiducia, il dubbio, e soprattutto su una questione molto importante: siamo sempre sicuri e convinti di ciò che pensiamo di aver visto? Sentito? Gli esseri umani sbagliano e questo sbaglio è costato il carcere ad una persona innocente.

Ida: Bella riflessione Sara.

Alberto: A mio parere il sogno erotico era per disegnare, ricalcare, enfatizzare il totale innamoramento della moglie, il suo desiderio, la sua completa fiducia nel marito

Sara: Ma Alberto sbaglio o era con un altro uomo il sogno?

Alberto: Si, ma poi al risveglio dimostrava di desiderare lui, no? Devo rileggere...

Laura: Vero Alberto.

Barbara C.: A me sembrava che fosse lui a desiderare lei che ovviamente non ha detto no, il suo ruolo di donna/moglie per bene e servizievole non le permetteva di rifiutarsi

Sara: Si si quello si Alberto… Barbara si amavano entrambi molto...era compita sì ma non come la descrivi tu.

Barbara C.: Sì hai ragione

Chiara: D'accordo con Alberto. Dava l'idea di una donna leggera, passionale e innamorata. Aspetto opposto a quello che poi si rivela: capace di indagine, dubbiosa, pensierosa...

Barbara B.: A me è piaciuto. L'ho già detto da qualche parte, ma ribadisco che mi sembrava di assistere a un film di Hitchock. Quel che non ho ancora detto è che SPERAVO SINCERAMENTE CHE LUI FOSSE COLPEVOLE DI ENTRAMBI GLI OMICIDI E CHE ANNEGASSE LEI NEL LAGO !!!!! Oh, l'ho detto! A parte le mie tendenze omicide, mi è piaciuta la riflessione sulla fiducia. Queste due persone condividevano la loro vita da sempre, si amavano, avrebbero affidato tutto l'uno all'altro ad occhi chiusi ... eppure il dubbio, una volta insinuatosi, ha rischiato di rovinare tutto ... mi piacerebbe vedere il film.

Anna: Barbara sììì!!! Non mi sento sola.

Chiara: Io ribadisco che non sono così convinta che lui non sia colpevole.

Alberto: Infatti questo film è tratto dal libro anche se ha trasportato la storia in Inghilterra, con una coppia più anziana e senza figli.

Barbara B.: Credo sia un altro, Alberto. Questo parla del dubbio che aleggia intorno a un prete, sospettato di avere atteggiamenti troppo attenti nei confronti di alcuni ragazzini

Alberto: Ah, io avevo letto recensione su mymovies che diceva quello che ho scritto.

Sara: Sì lo guarderò anch'io il film, Il dubbio con Meryl Streep è fantastico

Barbara P.: Tu volevi un finale da brivido...con lei morta, un finale proprio tragico...dove vinceva il cattivo...help!!!!

Barbara C.: Bene, un libro piacevole, lei insopportabile per come sono fatta io, troppo calma troppo controllata, troppo dentro agli schemi, una donna remissiva, servile, ovattata nella sua routine famigliare, una donna che si racconta un sacco di bugie pur di non dirsi a voce alta che la sua vita non è esattamente come se la immaginava. Mi è riuscito davvero difficile immedesimarmi nella storia, nessuno di noi conosce veramente bene la persona che le sta a fianco, ma se c'è la fiducia c'è il dialogo, e se non c'è fiducia non esiste rapporto, non potrei mai e poi mai vivere nell'incertezza come ha fatto lei. Il finale ...che delusione avrei preferito qualcosa di meno stucchevole.

Angela: Una scrittura scorrevole, una storia che si legge con interesse e sufficiente coinvolgimento per il suo ritmo che man mano si fa più sostenuto; ho apprezzato il soffermarsi sull'interiore e sulla psicologia di Martha, sul fiume dei suoi pensieri e stati d'animo, nonché le sue concitate ricerche per approdare alla verità. Una verità che potrebbe rivelarsi, alla fine dei giochi, diversa da come sembra... La storia ha questo tocco di giallo che crea un'atmosfera misteriosa e con una piacevole dose di suspense, incrementate dal fatto che, seguendo noi i ragionamenti e i sofferti sospetti di Marha, vediamo le cose e seguiamo i vari indizi unicamente dal suo punto di vista, quindi viviamo con lei tutti i piccoli colpi di scena e le graduali scoperte che conducono all'epilogo, che chiude il cerchio senza lasciare l'amaro in bocca. Nel complesso un romanzo assolutamente piacevole.

Claudia: Come Barbara ero convinta, "volevo" fosse lui il colpevole. Lei troppo remissiva e accondiscendente fino a quando finalmente ha mosso le chiappe. Finale moscio. Decisamente il libro dà da pensare, alla fiducia, al rispetto, alle nostre aspettative, su quanto profondamente conosciamo l'altro.

Ida: Ho faticato all'inizio e per buona parte del libro, troppo lento e non mi ha entusiasmato lo stile di scrittura. Ad un certo punto ha iniziato a prendermi un po', la domanda che mi ha fatto nascere dentro era interessante: io cosa avrei fatto al posto di quella donna? Conosciamo davvero chi vive al nostro fianco? Basta una lettera, un dubbio a scardinare anni e anni di vita vissuta assieme con fiducia e con amore? Sembra semplice rispondere, soprattutto è semplice per il lettore giudicare lei e lui, le loro azioni e i loro pensieri, ma resta comunque un giudizio esterno, di chi non è coinvolto e può freddamente guardare i fatti. Io non credo avrei aperto la lettera, proprio perché mi conosco e il mio istinto da detective mi avrebbe portato ad agire molto più istintivamente di quanto non abbia fatto questa moglie, proiettata soprattutto a proteggere il suo bel mondo dorato, la sua bella e perfetta famiglia che però rischiava di crollare davanti ad un sospetto. Terribile se ci pensate! Il finale? Boh... così o diverso non importa, mi ha interessato di più lo sviluppo della storia, e la riflessione che mi ha portato a fare. Un libro che in partenza non avrebbe avuto più di due stelline e al quale invece ne ho date quattro. Direi un successo

Anna: Dopo una prima parte che ho trovato lenta e poco interessante...a metà libro ho intravisto una svolta. Il dubbio che si insinua inesorabilmente nella vita di una famiglia apparentemente perfetta; la coscienza che emerge prepotentemente e pone una donna di fronte ad una scelta difficile. Al di là del finale, che mi ha lasciata perplessa (un po' troppo fantasioso, per me...sarebbe stato più adatto un finale tragico: lo so ho un'anima thrillersta), resta una serie di interrogativi: quanto conosciamo chi ci è accanto? Quanto ci fidiamo? Cosa saremmo disposti ad accettare per amore di qualcuno? Cosa
avrei fatto io?

Luigi: Immediato, scorrevole, coinvolgente, significativo. Voto 9. Interessantissimo il tema della fiducia. Apre a molteplici domande tipo: "Fino a che punto ci fidiamo dell'altro?" "La fiducia è cieca o condizionata?" "Basta anche un piccolo ostacolo per mandare a puttane (scusate il termine ma ci sta) anni di fiducia? (ovviamente qui, l'ostacolo non è piccolo, ma a volte basta un piccolo dubbio per far crollare un rapporto). Un'altra domanda: "Quanti rapporti apparentemente perfetti crollano al primo ostacolo?" (ok mi fermo ma mi ci stavo appassionando a tutte queste domande)

Ida: Molto interessante!

Lucia: É vero quello che tu dici. Secondo me la fiducia non è incondizionata. I rapporti vanno costruiti ogni momento con impegno e senza lasciare ombre di nessun tipo.

Chiara: Se manca la fiducia crolla tutto.

Lucia: Questo libro è stato scritto nel 1955 e solo ora tradotto in lingua italiana, non ci sono altri testi disponibili da leggere e spero che la Frassinelli provveda in quel senso perché sono curiosa di leggere altro di lui. Ero rimasta colpita dalla copertina e dal titolo ecco il motivo per cui l'ho portato a casa ...di solito prima di leggere un libro cerco informazioni sull'autore e avrei trovato ben poco, in Italia è praticamente sconosciuto. Trovo che Ehlrich sia molto bravo nella descrizione degli stati d'animo e il suo stile sia fotografico. Mentre lo leggevo riuscivo a visualizzare le immagini che con il tempo non si sono cancellate. Ho scelto di proporlo come eventuale libro del mese innanzitutto per l'argomento che tratta: LA FIDUCIA e come un dubbio possa far vacillare un rapporto di amore e stima reciproca. In secondo luogo perché parla della donna in un determinato periodo e ci dimostra quanto fosse succube dell'uomo. Come dice Ida, anche secondo me non è importante il finale, poteva concludersi in modo tragico come con l'happy end (scelta che ha fatto l'autore) ma il significato del romanzo sta nell'elaborazione degli stati d'animo della protagonista, una persona che ha iniziato a guardare in
faccia la realtà solo nel momento in cui ha aperto quella lettera...

Veronica: A me è piaciuto. Scritto in modo semplice ma accattivante. Mi sono immedesimata molto in lei e ho cercato di capire cosa avrei fatto al posto suo. Troppo difficile!!! Il finale? Il finale a me è piaciuto e non perché sia perbenista, a me in genere non piacciono gli happy ending, l'ho apprezzato, perché a mio parere, sta lì a farci capire che le apparenze spesso ingannano. Tutto era contro il marito agli occhi della moglie ma in realtà a tutto c'era una spiegazione. Non so se avete visto il film The life of David Gale, uno dei miei film preferiti... Mi ha ricordato quello. Se non lo avete visto... ve lo consiglio!

Sara: Già Ida mi chiedo cosa avrei fatto io? Mi sarei fidata nonostante tutto oppure no? Credo che non possiamo giudicare perché bisognerebbe trovarsi nella situazione... Ma a voi non ha colpito anche lo sbaglio di lui? Ha contributo a mandare in galera uno innocente...perché era convinto dopo aver sentito gridare il suo nome di averlo visto... era lui... poi i dubbi gli sono venuti con il tempo... ma inizialmente era convinto... Quante volte ci auto convinciamo... Quante volte non guardiamo davvero?

Anna: Certo Sara... Prima di accusare in questo modo un altro essere umano un individuo deve essere fermamente convinto di quello che sta per dichiarare, ma da questa storia emerge come in realtà non sempre ciò che crediamo di aver visto/ sentito sia la realtà.

Sara: Infatti! Quando aveva il dubbio, si diceva: no no è lui, è stato lui. Poi quando ha saputo la verità, è stato male

Ida: In quel momento però lui ne era convinto

Sara: Infatti… è questa la cosa terribile di noi umani.

Barbara C.: Si, ma riuscireste a dormire nello stesso letto con uomo di cui dubitate? Senza fare domande senza chiarire... Io no! Ho bisogno di risposte, non riuscirei mai a fingere.
«Era sprofondata nella depressione, e il mondo esterno aveva cessato di esistere, era solo una confusione di strada e di pioggia e di auto che passavano. Il mondo esterno era una fantasia, perché quando c'è una depressione vera, il mondo esterno non lo vedi, non lo odi, non ne senti gli odori, non lo avverti. É un luogo in cui gli altri vivono e si muovono e funzionano, e geograficamente lo abiti, ma non ne fai parte, perché la tua è un'isola privata e buia, ed è tutta per te, e il suo nome è Dolore»

Sara: Sì oK, ma a suo modo lei chiedeva e dubitava apertamente. Era anche lui che non dava adeguate risposte.

Barbara C.: Vero! Io probabilmente lo avrei costretto a darmi delle risposte chiare senza giocare con le parole per farmi venire dei sensi di colpa, ma lei non lo ha fatto, non sarebbe stata in grado di gestire un eventuale verità scomoda.

Sara: Anch'io come te lo avrei tormentato... ma non siamo tutte uguali...

Ida: Barbara C., la vita mi ha insegnato che "mai dire mai".

Barbara C.: Assolutamente! Ma spero davvero di non trovarmi mai a dover prendere una decisione come questa, soprattutto, per un motivo come questo! È sempre molto facile parlare quando le cose non toccano te ....

Arianna: Mi è piaciuta tantissimo la parte iniziale poi finita in tragedia, padre suicida e figlio morto… e da lì mi aspettavo un libro più coinvolgente e meno romantico. Le parti amorose le ho trovate stucchevoli. Assurdo che questa donna non si sia mai chiesta di questi soldi e non abbia fatto il collegamento mentale anche prima della lettera... L’idea della lettera che arriva dopo tanti anni mi è piaciuta... La casualità di come un semplice mancato recapito abbia creato varie situazioni o condizioni mi incanta. In quanto al dubbio... altro che dubbio. Io avrei avuto anche paura a stare con uno così. Io avrei creduto, eccome che fosse lui… altro che dubbio. Però sarebbe stato banale ed ho sperato per tutto il libro che non ci fosse una risposta. Di rimanere anche noi lettori con il dubbio. E beh, la morte di lei ci stava bene. Io la facevo annegare.

Anna: Inconcepibile per noi questa donna, ma io l'ho pensata inserita nel contesto degli anni in cui si svolge la storia, una donna "d'altri tempi", una donna che vive in una società in cui il sapere come entrino i soldi in casa non è cosa da donna. Mi piace la tua idea di finale senza finale!

Lucia: Anch'io ho trovato le due parti iniziali molto belle.

Barbara B. G.: Io ho subìto molto l'anno in cui è stato scritto. Si sentiva troppo nello stile, nell'ambiente descritto, nei dialoghi che era un libro degli anni 50. Questo per me ha fatto passare in secondo piano la trama. Il finale direi che calza a pennello con tutto quanto. Poi l'ho letto in fretta e volentieri ma... non mi ha proprio convinto. Ma, ripeto, per il suo essere datato. È un amore bugiardo degli anni 50!

Giovanna: Avete già detto molte cose interessanti, su questo libro, una storia che ho trovato molto intrigante, che ci conduce abilmente pagina dopo pagina alla ricerca della verità: l'autore ha uno stile narrativo accattivante, non svela mai troppo e tiene il tanto atteso colpo di scena finale ben celato sino alle ultime pagine. Max Ehrlich analizza abilmente la mente umana quando in essa viene piantato il seme del dubbio che è capace di sconvolgere anche i rapporti più saldi. Comunque, a parte certe lacune tollerabili, l'ho letto con piacere.

Sara: Vero! Dice e non dice...

Laura: Certo è, che oltre a riflettere sulla fiducia, ci fa riflettere su come noi guardiamo una persona dal nostro punto di vista, che sia buono o cattivo, e quindi non consideriamo la realtà oggettiva e spesso sono le aspettative a deluderci di più.

Alberto: È stata una lettura piacevole che, crescendo, mi ha fatto cambiare più volte idea sui personaggi. Il finale poteva essere diverso, la sostanza è come ci si è arrivati. Questi libri, con presupposti nel passato che cambiano il futuro, sono un po' il genere che mi affascina, la cosa che mi è piaciuta di più sono le immagini trasmesse dalla protagonista, degli ambienti che la circondavano in base al suo stato d'animo, che lo scrittore ha reso veramente bene: calde movimentate e solari quando l'animo era leggero, statiche e fredde quando l'animo era tormentato dai dubbi.

Sara: Vero Alberto, ecco un altro aspetto che non avevo considerato.

Chiara: Bellissima questa cosa delle immagini!

Adriana: Avrei riscritto il finale, troppo da film americano. Interessante e ben scritta la parte centrale, quando il dubbio si insinua in Martha e tutto cambia. Questa parte è davvero intensa, una donna che vive negli anni 50, con una bella famiglia, ricca, senza problemi se non quello di organizzare il matrimonio della figlia, si trova a dover indagare su suo marito, a chiedersi chi è l'uomo che ha accanto, che cosa deve fare... Davvero molto bella questa parte!

Rossella: E' stato un libro che mi è piaciuto tanto. Soprattutto un libro che ci fa pensare a come ci comporteremmo al posto di Martha se un giorno una lettera non ricevuta dieci anni prima mettesse in dubbio la fiducia verso la persona con cui viviamo. L'arrivo della lettera rischia di minacciare la stabilità di questa famiglia ricca. Io sono stata contenta di averlo letto.

Silvana: L'ho letto e mi è piaciuto molto, anche se, a tratti, l'ho trovato un po' noioso, ma solo un po'. E il finale, chi l'avrebbe detto!!!

Rossella: Il finale è stato a sorpresa...

Emanuele: A me non è piaciuto. Inizia molto bene, con due capitoli accattivanti a mio parere. Poi, puff, si perde. Tanta noia, tante parole inutili, tanti pensieri ripetitivi. Si riprende leggermente nel finale, dove la voglia di scoprire la verità sulla faccenda tiene su la voglia di proseguire. Ma come si è concluso il libro... no, sa di datato e di patetico. Non è un giallo né un thriller, è vero, ma non apprezzo quando dal nulla si risolve la questione tirando fuori un elemento tenuto nascosto; preferisco un finale più onesto, seppur debole, ma che almeno sia il disvelamento di tanti piccoli elementi messi nel corso della narrazione. Interessante e sempre attuale la questione: cosa siamo disposti a tacere, a tappare, in nome di un amore, di una relazione stretta? Mi sembra molto simile in questo a La cena di Koch in cui (ATTENZIONE ANTICIPAZIONI PER CHI NON HA LETTO) i genitori alla fine continuano la loro vita senza denunciare i figli per mantenere il buon nome, un minimo di rispettabilità. Potremmo essere noi, noi tutti, i protagonisti di questi romanzi.

Barbara: La cena è un bellissimo libro da leggere.

Emanuele: Anche a me è piaciuto molto. E mi è piaciuto anche il film, seppur diverso.

Lucia: Anche “Il dio del massacro”.

Emanuele: Di chi Lucia? Bennett?

Lucia: Reza Yasmina.

Emanuele: Lo leggerò.

Lucia: È un testo teatrale.

Sara: Bello sia “La cena” che “Il dio del massacro”.

Lucia: Sempre con lo stesso argomento c'è pure il libro “...e ora parliamo di Kevin”, da cui è stato tratto anche il film.

Sara: Questo mi mette timore

Rossella: La cena è stato un libro del mese mi sembra il primo anno del club.

Katia: No Ros. La cena è stato proposto da me nel 2012, se non ricordo male...

Rossella: Comunque anche “La cena” a me era piaciuto. Un libro che faceva molto riflettere.

Katia: Una lettera dal passato: libro che all'inizio mi ha annoiata parecchio. Quando è arrivata la lettera e le cose hanno cominciato a smuoversi un po', lei m'ha fatto rimpiangere di averlo cominciato. Insomma, le cose si son fatte interessanti verso i tre quarti del libro. Il dubbio, come anche la coscienza, è una brutta bestia. Mi sono piaciute le riflessioni che mi ha portato a fare alla fine e... io avrei decisamente preferito un omicidio-suicidio e la postuma riabilitazione di lui, per il finale.

Gino: Un romanzo di grande atmosfera, che ci restituisce il fascino degli anni Cinquanta, e che al contempo si rivela sorprendentemente moderno nel ritratto di una famiglia borghese dalle apparenze impeccabili e dall'animo ambiguo. Da una parte l’ho apprezzato particolarmente, perché la lettura pone di fronte al lettore un sacco di interrogativi: voi aprireste la lettera di un/a vostro/a compagno/a in sua assenza? voi denuncereste il/la vostro/a compagno/a se sapeste che in passato ha commesso un omicidio e in carcere al posto suo c’è una persona innocente, però mettendo a repentaglio il futuro dei vostri figli? Dall’altra, la scrittura alle volte, si fa troppo da libro harmony e in alcuni punti anche abbastanza noiosa. Ma quello che ha per me dato il colpo di grazia a questo libro (che aveva un alto potenziale di sviluppo) è sicuramente il finale. Ma ha senso? Per me gli happy ending a tutti i costi danno veramente fastidio, e secondo me in uno sviluppo del genere l’autore poteva fare altre scelte…
«C'è sollievo nel parlare, può essere una specie di anestesia, e a volte addormenta il dolore. Se rovesci i tuoi guai in orecchie comprensive, è possibile liberarsi di alcuni, e ridurre la pressione, come la valvola di una caldaia a vapore, e dunque prevenire l'esplosione».

Barbara P.: Mi è piaciuto moltissimo questo libro! Mi ha trascinato nell'atmosfera degli anni 50, nei film di Hitchcock, nella mia testa sentivo le voci dei doppiatori degli attori dell'epoca e sì, il dubbio mi è venuto eccome, ma un dubbio che nutrivo verso George, personaggio che non conosco. Fosse arrivata a casa mia una lettera del genere, mi dispiace, ma dopo 31 anni che conosco mio marito, non potrei mai farmi venire un dubbio simile. Finale geniale perché ti fa capire che anche quando tutto sembra deporre a sfavore di una persona, la realtà non è quella.

Chiara: Sono molto contenta di aver avuto la possibilità di leggere questo libro. Un libro al quale ci si approccia molto lentamente. Un libro che pare un semplice racconto, ma che a tratti si sviluppa in spire introspettive molto profonde (a volte troppo, e troppo statiche) che inevitabilmente mi hanno lasciato alcune considerazioni. Innanzitutto la figura di Martha, ingenua, leggera, che basa tutto sulle apparenze, su come vieni visto dagli altri, sull’importanza di arrivare da qualche parte (dove di preciso non ci sia dato di saperlo, visto che tutto rischia di crollare in poco tempo); dall’altra l’enigmatico George, che tiene molti, troppi segreti dentro di sé, una personalità equivoca. Il modo in cui lui viene visto dalla moglie non coincide con quello che lui si rivela essere realmente sotto pressione, un uomo violento, che non esita neppure ad alzarle le mani e spaventarla con la minaccia fisica. Nonostante questo Marta decide di continuare in questa ricerca della verità, mettendo da parte la dedizione, l’amore cieco che vorrebbe fingere non sia accaduto nulla, fino allo spegnimento di se stessa, quando si accorge che, volente o nolente, ormai il danno è stato fatto, indipendentemente dall’accusa di omicidio o meno. Senza la fiducia lei non può continuare. Decide che togliersi la vita sia meglio piuttosto che continuare a dibattersi in questo dilemma dal quale non riesce ad uscire, poiché le prove sono schiaccianti. Mi ha colpita molto la “normalità” di questa famiglia che evidenza come sia semplice poter incappare in episodi simili, come basti poco a far nascere dubbi, anche in un rapporto così solido come sembrava quello dei due protagonisti. Insomma, potrebbe succedere a tutti. Il “destino” (vogliamo davvero chiamarlo così?) gioca brutti scherzi a volte, scompigliando le carte che stiamo giocando e obbligandoci a cercare nuove strategie, soprattutto con le persone che amano avere tutto sotto controllo. Ed è solo lasciandosi andare alla vita che si può stare in questo gioco, perché la vita stessa è sovrana e chi rimane troppo attaccato a idee e pensieri di “dover essere” si trova più facilmente a gambe all’aria e culo per terra. Ottimi gli spunti di riflessione dunque sulla fiducia incondizionata e cieca nell’altro, sul bisogno di ricerca personale della verità, quando questa può mettere a repentaglio intere vite. Sul finale, sono rimasta con un lieve senso di angoscia.

Lucia: Bel commento Chiara

Chiara: Grazie! Tu lo ritieni innocente? Io no.

Lucia: A me la figura di lui non è piaciuta, prepotente e maschilista. No, per me è colpevole.

Chiara: Mi trovi d'accordo! Perché secondo voi lui le salva la vita quando lei si sta lasciando andare? È amore? O bisogno di lei? Di fatto mi sembrano due persone "mancanti". Ciascuno senza l'altro è perso. Colpevole o non colpevole, lui. Superficiale o meno che sia, lei.

Veronica: Secondo me la ama e comunque per non salvarla doveva essere un assassino ...

Chiara: Io non sono così convinta.

Veronica: Che la ami?

Chiara: Già. ..

Barbara P.: Mmh...





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