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lunedì 4 luglio 2016

Forum: Camere separate

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

Autore: Pier Vittorio Tondelli
Titolo: Camere separate
Genere: Narrativa
Pagine: 211
Data di pubblicazione: 2014, 26 ed.
Casa editrice: Bompiani


Il romanzo non presenta una vera e propria trama, ma tre “movimenti” che corrispondono ad altrettanti momenti nella vita di uno scrittore poco più che trentenne, Leo, omosessuale dichiarato, alle prese con l’enorme dolore della perdita del compagno, Thomas, un giovane musicista tedesco di belle speranze. E’ un romanzo in larga parte autobiografico (Leo è l’alter ego di Tondelli). Attraverso lunghe riflessione e continui flashback il lettore impara a conoscere i vari tasselli della vita di Leo e Thomas, conosciutisi quasi per caso una sera durante un party a Parigi. Leo è uno scrittore di successo, spesso in giro per conferenze e presentazioni; è originario di un non meglio specificato paese della bassa padana e vive tra Milano, Parigi, Londra e Firenze. Thomas, invece, è di Monaco di Baviera, ma si trasferisce ben presto a Berlino Ovest. I due amanti si incontrano spesso in giro per l'Europa, trascorrono le vacanze insieme, intraprendono lunghi giri, ma Leo è ben attento a lasciarsi sempre una via d’uscita. Il loro rapporto è descritto proprio dal titolo del romanzo: vivono in due camere, separati da duemila chilometri di distanza. Hanno così la possibilità di vedersi quando desiderano, ma anche di ritirarsi nella propria solitudine quando ne hanno la necessità. Thomas, però, non è in grado di stare solo e quindi inizia una relazione con una ragazza, che, per sua ammissione, lo ama come Leo lo ama, ma oltre a ciò vuole anche restargli accanto. Questo strano rapporto a tre, che all’inizio scatena vere e proprie crisi di gelosia in Leo, viene chiuso ben presto dalla malattia incurabile di Thomas, che, poco più che venticinquenne, muore in un ospedale di Monaco dopo aver preso congedo, mestamente e quasi sottovoce, da Leo. Nel tentativo di venire a capo del proprio immenso dolore Leo ritorna al suo paese d’origine, dove trascorre le festività pasquali e assiste alle celebrazioni del Venerdì Santo, poi si mette alla ricerca del suo primo ragazzo. Hermann, che lui stesso aveva deciso di lasciare anni prima perché lo stava conducendo in un rapporto di morte, fatto di droga, litigi e tradimenti. Leo ormai si sente come un vedovo, a cui l’amore sarà per sempre negato e, durante un viaggio negli Stati Uniti, per la prima volta si scopre nel ruolo di quello che è disposto a pagare per poter godere delle gioie del sesso. Questo fatto lo spaventa e lo rende consapevole del mutamento che è avvenuto in lui. Alla fine del romanzo, dopo aver iniziato con Eugenio un’amicizia senza troppe pretese, Leo parte per il Canada, dove terrà una conferenza su Jack Kerouac. Nelle ultime righe si accenna al fatto che Leo ha una malattia incurabile (infatti, nel momento in cui scriveva, Tondelli era malato di AIDS).
                                                                              

Lucia: Non avevo mai letto nulla di Tondelli e sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso. E’ indubbiamente un libro da leggere e da rileggere, tanti sono gli argomenti di cui ha parlato. Penso che la morte di Thomas, oltre al grande dolore, abbia portato Leo (Tondelli) a rivedere se stesso e la sua vita, a guardarsi dentro e raccontare la sua vera storia. Una sorta di testamento spirituale. Le sue riflessioni sono intense, sincere, dolorose… anche perché "Leo non era di questo mondo, sentiva di non esserlo mai stato, non aveva genitori, non aveva figli, non aveva nessuno che lo amasse, nessuno che lo trattenesse a terra, nessuno che fosse in viaggio con lui. Era solo, perduto a velocità interstellare, nel buio del firmamento, sparato sempre più lontano, sempre più distante. Per sempre.”
Tondelli nella sua breve vita ha cercato di esprimere se stesso esplorando anche le parti più nascoste del suo “io” ovviamente andando contro corrente. Risulta un percorso faticoso e a volte doloroso ma le soddisfazioni sono di certo maggiori rispetto ad una vita preconfezionata. In questo senso il libro è di grande utilità per tutti quelli che vogliono vivere pienamente la loro vita senza conformismi o vari adeguamenti.

Luigi: Ho scoperto Tondelli nel 1999 con "Altri libertini" e mi è piaciuto tanto il suo stile che ho divorato uno dietro l'altro i suoi libri. Di questo "Camere separate", avendolo letto troppo tempo fa, posso dire solo che mi era piaciuto.

Angela: Non conoscevo quest'autore, quindi già solo per questo ringrazio Gino per l'opportunità. Interessante la figura di questo giovane uomo, Leo, che si ritrova a riflettere su se stesso, sulla morte e sulla vita, sull'amore vissuto e sul senso di estraniazione e separazione che prova rispetto al mondo e, a volte, anche verso la propria persona. Mi piace la scrittura di Tondelli, il suo scavare a fondo nella personalità e nell'animo del protagonista, del quale "sentiamo addosso" tutta la tristezza, la nostalgia, i sentimenti e gli stati d'animo contraddittori. Ci sono molti passaggi belli e significativi.

Rossella: Camere separate mi è piaciuto molto. E' un libro che fa riflettere. L’autobiografico di Leo, uno scrittore omosessuale che perde il suo compagno Thomas, un musicista tedesco. La loro scelta era stata quella di vivere separati e di incontrarsi di tanto in tanto. La morte di Thomas per Leo è molto dolorosa e nelle pagine c'è il distacco insopportabile che lo porta a rivedere il suo passato. "Ora che Thomas è morto si è trasformato in una presenza che pulsa e che vive dentro di lui, lo sforzo maggiore della sua vita è accettare di scoprire il senso della propria solitudine" Queste parole molto toccanti rendono, secondo me, il messaggio che questo romanzo trasmette. Non riusciremo mai a dimenticare le persone che abbiamo amato, sono dentro di noi. Vivranno per sempre dentro di noi. Sono contenta che Gino abbia proposto questo libro che non conoscevo. Di Tondelli avevo letto tanti anni fa Rimini, un libro meno impegnativo. La scrittura è scorrevole. Un libro da consigliare.

Giovanna: Nonostante la terza persona narrante, si tratta di un romanzo in larghissima parte autobiografico in cui il protagonista Leo è l’alter-ego dell’autore e gli insistiti indizi, sparsi per ogni dove, suggeriscono l’intento di Tondelli di voler far scoprire quanto protagonista e autore si identifichino. Una traccia autobiografica c'è anche nell’accenno alla malattia di Leo nelle righe finali, perché Tondelli, morto nel 1991, era malato di aids e con l’idea della morte già conviveva. La bellezza perfetta di alcune pagine, la lucidità di alcune riflessioni e di alcuni passi ne fanno un libro da conoscere, che sono molto contenta di aver letto.

Laura: L'autore non ha scavato, ha trasformato la sua sofferenza in parole. E' questo quel che accade quando perdi l'uomo o la donna che ami, che sia figlio, compagno, amico. Il perdersi nella sofferenza perché tutto non ha più valore, senso. Perché dinanzi all'espressione massima della sofferenza, tutto è affrontabile, e cambi. Cambi la visione. E' verissimo ciò che dice: le persone son lì a dirti che devi fare o cosa devi dire, che stare in mezzo alla gente fa bene, riprendere "la routine" è l'unica cosa da fare. E' proprio quello che non c'è, il quotidiano di ieri, non è quello di oggi, e come immaginare il domani!? Basta, c'è la morte, allora? E’ punto. E se è punto, che fai? Lo metti in un cassetto mentale/cuore e sta lì, e tu che rimani? Che fai, ovvio no? Continui a fare ciò che facevi prima. Questo pensano le persone che non le tange o che scappano dal dolore, perché non sanno che fare, perché non sanno aspettare.
No. Non si torna indietro. E' un po’ come quando hai un oggetto di vetro in mano, cade e si frantuma. Non è più l'oggetto integro e funzionante di prima, se ti va bene lo assembli, ma è cambiato. La forma è diversa, perché la sostanza è cambiata.
A questo si deve riflettere. Non all'apprezzare la vita dopo un evento irreversibile, ma a rispettare la sofferenza e il cambiamento, in chi rimane. Perché chi rimane, non è più lo stesso...
E come potrebbe? E’ meraviglioso il finale in cui si accetta per chi è oggi, senza guardare troppo avanti e comprendendo soprattutto un vuoto che è incolmabile...

Ida: Tempo fa, giovane mamma trentenne, feci un'esperienza di volontariato accanto a malati terminali di AIDS. Erano gli anni ‘90, il virus allora uccideva tutti, nessuno aveva scampo, due anni che mi sono rimasti dentro indelebili, ho conosciuto persone sofferenti, alcune incattivite con la vita, altre rassegnate e, tra loro, un giovane uomo con un vissuto molto simile a quello di Leo. Anche lui aveva avuto un Thomas nella sua vita e anche lui circa quattro anni dopo si sarebbe arreso alla malattia. Gigi, così si chiamava, amava scrivere (a noi volontari regalò una raccolta di poesie che conservo gelosamente) e, dato che passavo tanto tempo con lui, un giorno mi fece leggere la sua storia che, più che un racconto cronologico di fatto e vicende, era uno scritto a cuore aperto. Leggendo la storia di Leo sono riaffiorate le stesse emozioni, e tanta compassione, intesa nel suo più vero significato. Come allora, avrei voluto poter alleviare tutte quelle sofferenze, avrei voluto che chi era più vicino a Leo capisse fino in fondo il suo dolore e la sua incapacità di andare oltre. Un libro "delicato", una scrittura che può venire solo da chi certi sentimenti li ha vissuti. È stato doloroso ma ti ringrazio Gino per questo libro che ho voluto comprare da conservare assieme ai libri più cari.

Gino: Ogni volta che leggo un tuo commento, mi convinco sempre di più della bella persona che sei, si scopre sempre qualcosa di te; ti fa onore questa esperienza in quegli anni in cui il virus era visto come il male assoluto, le persone affette per i più erano allontanate, e questa tua esperienza di volontariato mi tocca molto da vicino, ho avuto modo di fare anche io un'esperienza simile, e oggi sono tanto più arricchito come te. Credo che ognuno abbia il suo Thomas (o la sua donna) su cui versare una lacrima, su cui pensare con nostalgia e spesso rimpianto al di là del sesso.

Laura: Gino, l'amore vero, spontaneo, non ha " sesso", non ha nulla di ciò che noi umani vi costruiamo intorno. E' amore…

Barbara C.: Mi dispiace dirlo, ma non mi ha entusiasmata, l'ho trovato a tratti volgare e squallido. Vero è che risale a tanti anni fa, quando ancora il mondo gay veniva vissuto in un certo modo, ma spero sinceramente che oggi non sia più così. Ho avuto l'impressione che denigrasse un po' questo ambiente già tanto criticato. È una bella storia d'amore, fatta di tormenti emotivi e dolore interiore, ma anche qui non approvo il comportamento di Leo, gioca coi sentimenti, ha paura di darsi completamente (cosa che peraltro sembra andare di moda oggi) e non capisco perché cerca, e cosa anche peggiore, gli vengono presentati sempre ragazzi molto giovani; non riesce a misurarsi con un coetaneo o con uno più grande? Ha paura del confronto? Perché usare questi ragazzi, fargli fare la bella vita (visto che paga tutto lui) e poi rinfacciarglielo? Non mi ha convinta. Ognuno ha il proprio modo per elaborare una perdita e ogni perdita è diversa da un'altra, non voglio giudicarlo, ma Leo non mi piace. Non so forse è colpa mia che l'ho preso male, ma non sono riuscita ad andare oltre, ho letto tanti libri sull’omosessualità e tanti che trattano l'argomento del lutto, ma questo purtroppo non è quello che mi ha colpita di più. Devo dire che non mi è stato di aiuto neppure il fatto che fosse scritto in terza persona, amo i dialoghi e qui non ce n'erano granché.

Ida: Io credo che tu non sia davvero riuscita ad andare oltre. Di volgare io non ho trovato nulla in questo libro ma forse è vero che il vissuto di ciascuno di noi avrà fatto sì che indossassimo occhiali diversi. Naturalmente con tutto il rispetto per la tua opinione Barbara

Barbara C.: Certo non mi offendo mica, ci mancherebbe! A me ha dato fastidio in più punti, ma è probabile che l'abbia preso io per il verso sbagliato. Sarà che ho letto veramente tanti libri in questi anni sull'argomento, che mi hanno toccato di più, può essere che sia anche un po' stufa di leggerli, non so, ma è andata così.

Gino: Anche io ne ho letti molti sul tema, ma pochi mi hanno colpito per una profondità del genere. Non sei entrata semplicemente in sintonia con il libro, capita a volte, o forse, non era il momento più giusto per leggerlo.

Barbara C.: Sì, infatti pensavo di riprenderlo in un altro momento.

Laura: Pensa Barbara, che io ad un certo punto mi son dimenticata che si parlasse di un amore tra due uomini, ma i protagonisti sono i loro sentimenti. La paura di aprirsi, e quando lo fa, Thomas si ammala… Quel senso d'impotenza "sociale" nel non poter affiancare gli ultimi istanti di vita perché l'uomo deve etichettare tutto. Hai riflettuto sulle scene del locale, in cui ci sono ballerini o come li volete chiamare? Hai riflettuto che è una similitudine dello stato d'animo del protagonista? Che rappresenta il suo degrado interiore?

Adriana: Credo che Barbara, quando dice "volgare", si riferisca a quando Leo andava nei locali gay, e mi sento di dire che anche in quel caso Tondelli è stato intenso nel descrivere certe pratiche.

Laura: Si si Adri, lo avevo inteso

Barbara C.: Adriana sì, anche, ma è proprio come ha descritto quel mondo che non mi è piaciuto, sembra quasi che tutti i gay frequentino ragazzi di vent'anni, da svezzare; locali squallidi dove gli stessi si prostituiscono e dove tutti bevono e fanno uso di droghe. Non è così, non necessariamente almeno! Non mi è piaciuto neanche che Leo non sia stato vicino a Thomas fino alla fine per sua scelta non perché la famiglia di lui non glielo abbia permesso, ho provato una profonda tenerezza per Thomas e una forte antipatia per Leo, da subito, e non sono riuscita proprio a digerirlo, mi dispiace. No Laura. Ho riflettuto spesso su quello che dici, leggendo altri libri. Con questo non me lo sono posto, il degrado interiore non l'ho visto, e se c'è stato non mi sento di accostarlo a Leo in quanto gay ma in quanto persona. Mi è arrivato invece un marcato egoismo da parte di Leo.

Adriana: Condivido con te il pensiero quando dici che Leo è scappato di fronte alla malattia di Thomas, forse perché la famiglia non glielo ha permesso o forse per paura. Purtroppo sono molte le persone che fuggono la malattia, la sofferenza e la morte.

Barbara C.: Mi aspettavo una storia improntata sull'amore, sulla malattia e sulla perdita. Tanti particolari, per me, poteva evitarli.

Chiara: Non ero pronta a un libro di così forte impatto emotivo. Ho apprezzato tanto la capacità dello scrittore di far emergere il suo vissuto attraverso la figura di Leo. Concordo sul fatto che un libro del genere lascia spazio a molteplici discussioni. È certamente un manifesto dei movimenti che dagli anni in cui è stato scritto stanno portando ai cambiamenti che si auspicano in questi nostri tempi moderni.

Adriana: È la prima volta che leggo un libro che racconta l'omosessualità, anche se per il mio lavoro ci sto in mezzo ogni giorno, e apprezzo sempre la loro sensibilità e delicatezza che trovo uniche… Oltre al fatto che hanno una marcia in più per quel che riguarda la moda.
Ho trovato questo libro intenso e commovente nella prima parte e nel finale. La trasformazione che avviene in Leo dopo la morte di Thomas è raccontata in modo toccante, mi ha quasi fatta piangere.
Ho sottolineato molte parti, ne riporto solo una:
"Abbiamo bisogno di tempo, di mettere tempo fra noi. Abbiamo bisogno di tempo per accettare la brutalità del fatto di non essere più soli"
In più punti ho pensato che Leo avesse paura di questa relazione. Il suo voler vivere in "camere separate" mi ha fatto pensare a una non "accettazione" del suo essere omosessuale, forse sbaglio ma è quello che è arrivato a me.

Lucia: Io non penso che Leo non accettasse la sua omosessualità, penso invece che non volesse abbandonarsi a questa relazione per tantissime ragioni che ha cercato di spiegare nel libro. Lui era soprattutto uno scrittore e sentiva il bisogno di non essere intrappolato in una routine. Probabilmente, la morte del compagno ha smosso in lui anche i sensi di colpa.

Adriana: Sicuramente per qualsiasi persona, quando tocchi con mani la morte poi in te avviene un cambiamento, non sei più quello di prima, Laura lo ha scritto benissimo. Ma non penso che per Leo fosse solo sentirsi in trappola, almeno questo è quello che è arrivato a me.

Lucia: Certo Adriana, è un libro che si presta a interpretazioni personali.

Emanuele: C'è così tanta roba qui dentro, così tanta voglia di raccontarla, che a volte ho temuto mi potesse scoppiare - letteralmente - il libro tra le mani. Un'ansia conoscitiva e piena di energia nel narrare a tutto tondo diversi aspetti della vita del protagonista, unita ad un impianto stilistico piuttosto solido, fanno di questo libro una testimonianza autentica, vera, che aspetta solo di essere fruita a chi ha il piacere di abbandonarsi ad un romanzo in cui ogni cosa nasce per essere mostrata senza barriere al lettore. Un dono sincero di uno scrittore sincero.
A volte l'autore ha voluto un po' strafare, secondo me, mettendo in mezzo cose molto diverse e di portata non indifferente. Avrebbe potuto tirar fuori almeno due-tre libri diversi con tutta la materia che covava dentro. Sarebbe stato tutto più armonioso nel complesso, ma ahimè questo è quanto ci ha lasciato, e io gliene sono davvero grato, perché il libro mi è piaciuto comunque molto.

Arianna: Io la storia d’amore e la trama l’ho un po’ perse. Mi spiego meglio: questa storia, questa vita mi è parsa un modo per l’autore di raccontare di sé senza mai esporsi davvero. Forse per timidezza? A me è parso tutto molto timido, molto triste e molto intimo. L’omosessualità mi è scesa in secondo se non in terzo piano. A parte qualche passo toccante sulla solitudine sul non lasciare figli, sul sesso merce, io ho sentito una gran sofferenza raccontata in punta di piedi e in modo garbato. Questo libro poteva essere una provocazione visto l’argomento e visto il periodo ma non lo è stato. Non credo Tondelli volesse essere un icona, un riferimento del mondo gay, ma semplicemente un autore garbato che racconta la sofferenza, una sofferenza pesante, pregna. Poi ovvio, è il mio modesto punto di vista.

Lucia: Anch'io l'ho letta così. L'omosessualità c'è ma non è l'argomento di questo libro. Aggiungo però, che se lo avessi letto quando è stato pubblicato, probabilmente mi avrebbe colpito “l'omosessualità". Vuol dire che da allora, si sono fatti grandi passi avanti anche grazie a chi ha lottato per questo.

Rossella: Anche secondo me c'è più la sofferenza per il distacco dalla persona amata.

Laura: Anche per me è un "dettaglio", ma non la protagonista. Lo sfuggire di Leo l'ho interpretato come una forma di timore nel legame di coppia o affettivo, come dice Lucia, la routine, ma anche l'esporsi. E poi lui si descrive come il trainante della storia tra i due, ma in realtà è Thomas con la sua schiettezza, quindi le camere separate come per dire "Sì, ti amo! Restiamo comunque due entità, non simbiotiche".

Rossella: Come dice Lucia, probabilmente nel 1989, quando è stato pubblicato il libro, avrebbe prevalso il tema dell'omosessualità.

Arianna: Sì, è vero che conta il periodo storico, però secondo me Tondelli è stato fatto manifesto di un omosessualità che lui non voleva manifestare. Non so se sono chiara. Io ho avuto questa sensazione di critica e di disagio verso l’omosessualità in buona parte del libro. Ed è forse stato un peccato che in lui si sia visto ai tempi, soprattutto perché il libro ha certe descrizioni, certe sensazioni, da gran scrittore.
Infatti vorrei leggere altro

Ida: Anch'io vorrei leggere altro.

Gino: “[…] poiché l’amore, come il dolore non può né crescere, né diminuire.”
“Allora, forse, tutta la sua vita, il suo essere separato, non è altro, come aveva compreso perfettamente Thomas, che una elaborata messa in scena della propria, inestinguibile, volontà di svanimento; la spettacolarizzazione pubblica di un complesso di colpa, di un’angoscia che lui ha sentito forse dal primo giorno in cui ha aperto gli occhi al mondo, e cioè che non sarebbe mai stato felice.
E questo senso di colpa, per essere nato, per aver occupato un posto che non voleva, per l’infelicità di sua madre, per la rozzezza del suo paese si è dislocata in un mondo separato, quello della letteratura, permettendogli di sopravvivere, anche di gioire, ma sempre con la consapevolezza che mai la pienezza della vita, come comunemente la intendono gli altri, sarebbe stata sua.”
In queste parole si legge tutta l’intimità di Tondelli uomo, prima che scrittore. L’autore che si mette a nudo senza filtri, che si denuda al lettore, gli dà la sua verità, non si vergogna, non chiede, non pretende, ti dice solo come stanno le cose. Poi ognuno ne trae ciò che più ritiene importante, a Tondelli di questo poco importa. Poi Thomas muore, e niente è più come prima, anche se Leo, l’aveva sempre saputo, sin dall’inizio. Era cosciente che niente è per sempre: “Sapeva, fin dall’inizio, che mai lui avrebbe potuto essere “tutto”. Per questo chiamava il loro amore “camere separate”. Lui viveva il contatto con Thomas come sapendo, intimamente, che prima o poi si sarebbero lasciati.
La vita di Leo è segnata dalla debordante ricerca e negazione della felicità, perché la felicità non è mai un tutto e un sempre, ma è un apice, un attimo di estasi che ritorna nella sua flosciante mediocrità, ha la sua fine, è un uroboro, un circolo, come dentro così fuori, la felicità inizia, è una partenza, ma ha anche un arrivo, un traguardo – spesso amaro – a cui spesso cerchiamo di negare l’evidenza. Leo trova la sua salvezza, il suo appiglio, il suo esistere nella scrittura, che segna una rotta nell’attimo vissuto del rapporto con Thomas, e nella assenza e solitudine di un sentimento sfiorito troppo presto.
“[…] stavano dirottando su quelle lettere, il loro desiderio di essere amanti. Lo deviavano dalla sfera sessuale a quella del linguaggio. Non se ne rendevano ancora conto, ma con l’invio di quelle lettere continuavano a fare, quotidianamente, l’amore; a produrre un frutto concreto, seppur fatto di parole e di carta, ma forse per questo assai più duraturo, e stabile, della loro unione.”
La storia di Leo e Thomas, che poi è la storia di Pier Vittorio Tondelli (Leo nel libro), è una storia intensa, viva (anche nel litigio), spesso volutamente distante – come in una camera sperata –, ma indimenticabile, come solo la verità e l’intensità di certi sentimenti sanno trasmettere, non conta di certo la natura dell’amore, perché lasciatemelo dire, che si parli di un amore omosessuale in questo libro centro poco o nulla, ciò che conta è il sentimento: il bisogno dell’altro con la triste consapevolezza che siamo tutti in prestito all’altro, al mondo, alle onde osmotiche di baci convulsi che fanno tremare e commuovere la psiche del lettore.

Barbara B.G.: A me è piaciuto molto. Poi ho ritrovato molte citazioni posteriori. Ad esempio secondo me Ligabue, nel suo Radiofreccia, lo ha citato. Del resto i luoghi in cui Tondelli era nato e cresciuto erano quelli. Le atmosfere familiari di provincia erano descritte in maniera SUBLIME, da spezzare il cuore, secondo me ancora più del disagio profondo e straziante del protagonista rispetto alla morte del compagno. Per quanto riguarda le descrizioni degli ambienti omosessuali: anche quelli mi sono parsi descritti in maniera davvero profonda e dolorosa. Anche se tutto calato negli anni ‘80. L'ho letto molto in fretta. Me lo sono gustata.

Veronica: Anche a me è piaciuto, anche se nella parte centrale mi è sembrato un po' faticoso, troppo denso di particolari a volte superflui. Non è il primo libro sull'omosessualità che leggo ma è il primo in cui ho dimenticato che i protagonisti di questo grande amore fossero due persone dello stesso sesso. Nel libro predomina il sentimento, l'angoscia, l'infelicità, il bisogno di stare insieme ed ugualmente di vivere in "camere separate" che per certi versi mi ha infastidito. Leo però era uno scrittore, un'anima libera e una vita canonica non andava bene per lui. Ho sofferto per la sua perdita, ad un certo punto ho pensato che stesse esagerando; dopotutto insieme a Thomas era stato poco tempo, poi mi sono detta: che importanza ha il tempo quando si trova la persona ideale come lui stesso lo definisce? Le descrizioni degli ambienti omosessuali sono in linea con quello che si è sempre visto al cinema o che si è sentito in tv soprattutto relativamente agli anni ottanta. Nota importante è, secondo me, l'ambiente dal quale Leo proviene e il fatto che nel momento del lutto decida di tornare dai suoi genitori. Non ho capito bene il perché di questa decisione, voleva ulteriolmente farsi del male?

Arianna: Secondo me Veronica, questo tornare dai suoi è un modo di Tondelli di affrontare il disagio della famiglia per lui. Il venir da un ambiente così, nonostante si è cittadino del mondo, il non essere accettato dai suoi…

Lucia: Io credo che torni a casa, in famiglia ma anche nel suo paese d'origine, perché ha un grande vuoto dentro e spera di riuscire a placare il suo dolore. Ma il suo lutto è solo suo, non può condividerlo. In questo caso è ancora più affranto perché non può condividere il suo dolore con la famiglia, gli amici… Il suo rapporto con Thomas era clandestino. In questo caso, velatamente, c'è una denuncia alla società che non permette di ufficializzare un rapporto omosessuale...

Arianna: Torna anche perché è malato, sta male, ha bisogno di ritrovare quella semplicità da cui è partito, lontana da lustrini e spogliarello.

Veronica: Probabilmente torna per conciliarsi con il passato ...

Arianna: E non ci riesce, anche se lo sente suo. Alla fine essere accettati è importante.

Laura: Secondo me è come dice Lucia, torna perché è la sua famiglia, è dove si sarà sentito amato, accudito, protetto… Si Ary, essere accettato è importante, ma se tu non accetti prima te stesso gli altri non lo faranno mai!! E lui, alla fine, nelle ultime righe, vede se stesso e si accetta!!

Arianna: Leo si; Pier Vittorio non lo so.

Gino: Anche io la penso esattamente come Lucia!

Arianna: Non è che non sia della vostra idea, è che mi viene da andare oltre, e pensare non a Leo, ma a Pier Vittorio malato che torna a casa.

Maria: A me il libro è piaciuto. Mi era già capitato di leggere storie di omosessualità, ma diverse... In questa, come la maggior parte di voi, ho colto la sofferenza, il dolore, ma non solo per la perdita, anche per la condizione di per sé complicata di vivere una storia d'amore clandestina, non accettata in primis proprio dallo stesso Leo. Ho avuto la sensazione che il libro fosse un modo per lavar via dei sensi di colpa che Tondelli deve aver profondamente vissuto. Non vi nascondo che a tratti sono stata infastidita dai dettagli intimi di una sessualità che mi ha imbarazzato non perché omosessuale, ma perché mi sono sentita costretta ad un voyeurismo forzato, a mio avviso superfluo per lo svolgimento della trama. La passione infatti si è manifestata più attraverso i distacchi, la lontananza, che attraverso le descrizioni dei rapporti sessuali. In ogni caso ho intravisto nella stesura del libro una sorta di tentativo di guarigione, come se il raccontare ciò che era stato fosse un modo per esorcizzare il male. Ho riflettuto molto sul fatto che veder morire la persona amata è già di per sé lacerante, se poi la causa è l'AIDS, tutto si amplifica all'ennesima potenza, non ultimi i sensi di colpa... Ho sofferto per Thomas, per Leo e più di tutti per Tondelli che nelle sue camere separate ha voluto trovare una filosofia di vita con la quale giustificare la sua paura per la routine e per ciò che rende anche l'amore più straordinario "normale". Anch'io mi sento di ringraziare Gino per questa lettura che non lascia indifferenti!

Cristina: Felice di averlo letto. Mi è piaciuto molto come lo stile di scrittura "cambi" con la variazione dei sentimenti di Leo: a volte "tondo", avvolgente, altre più diretto e spigoloso. Bello questo viaggio introspettivo.

Michela: L' amore non ha un genere e nemmeno uno schema.
Così si può racchiudere questo straordinario romanzo di Tondelli.
È una storia d'amore. È l'essenza dell'amore. Quella storia che cresce dentro senza nemmeno accorgersene, ma ti lascia intontito.
"Nessuno può tenere distanti due persone che si appartengono e che si stanno cercando, forse anche da molto tempo e da molto distante."
La storia controversa di Leo (alter ego di Tondelli) e di Thomas, innamorati pazzi (ah... che emozione il ricordo del loro primo appuntamento). Amore, morte e ricordi legati tra loro.
"Abbiamo bisogno di tempo. Di mettere tempo fra noi. Di vivere insieme, di viaggiare insieme, perché il nostro pensiero riconosca istintivamente l’altro; e lo riconosca come una presenza automatica di consuetudine e affetto. Abbiamo bisogno di molto tempo per accettare la brutalità del fatto di non essere più soli."
(da qui il titolo Camere separate, insieme ma pur sempre distanti)
Il libro ruota attorno all'abbandono e alla sua accettazione, facendo leva sull'introspezione di Leo, sulla famiglia, la fede e le amicizie. Arrivando poi alla sua rinascita come essere umano. Meraviglioso.


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