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venerdì 8 luglio 2016

The danish girl a cura di Katia Fortunato

Autore: David Ebershoff
Titolo: The danish girl
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 368
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Giunti

Giovani e talentuosi, Einar Wegener e sua moglie Greta vivono nella romantica Copenaghen di inizio Novecento, accomunati dalla passione per l’arte: paesaggista lui, ritrattista molto richiesta lei. Finché un giorno Greta, per completare un ritratto, chiede al marito riluttante di posare in abiti femminili. A poco a poco, l’ipnotico pennello di Greta, animata da un’improvvisa ispirazione, e il morbido contatto della stoffa sulla pelle di Einar, lo sospingono in un mondo sconosciuto, mettendo in moto un cambiamento che nessuno dei due avrebbe mai potuto sospettare. Quel giorno il giovane scopre che la sua anima è divisa in due: da una parte Einar, l’artista malinconico e innamorato di sua moglie, dall’altra Lili, una donna mossa da un prepotente bisogno di vivere. E Einar si trova di fronte a una scelta radicale: decidere quale delle due sacrificare…



   Non mi piace il libro, non mi piace lo stile, non mi piace Einar, non mi piace Lili e non mi piace Greta. Non avendo visto il film, mi baso su quello che leggo non rimanendo condizionata o non andando mentalmente alle scene di un film di cui un regista, decide per me le sensazioni che mi darebbe la storia. Alcune mie amiche che hanno visto prima il film, erano inevitabilmente condizionate da ciò, e mi chiedevano come fosse possibile che la storia non mi piacesse, o non riuscissi ad intravedere il dolore e la solitudine di questo povero diavolo che voleva essere una donna. Il fatto è che, più che la sofferenza, io ci ho visto forza. Quella che serve per essere se stessi... E questo è un punto di merito, ma si salva solo questo. Ho visto un Einar tranquillo; voleva vestirsi da donna e lo faceva. Era solo contrariato perché non capiva come mai, a volte, la moglie ne fosse molto contenta pur appoggiandolo. Mah… Secondo te???
E anche ‘sta cosa dell’appoggio morale della moglie… Vogliamo parlare dei soldi che ha fatto dipingendola?

“Perché Greta non lasciava che Lili andasse e venisse senza preoccuparsi troppo, visto che era lui il primo a non essere sconvolto dalla cosa? Ah, se solo avesse accolto Lili serenamente quando dipingeva il suo ritratto.”

Non ho visto il dramma, la difficoltà.
In questo libro, manca la forza del dolore. Non è sentito. La storia è interessante, molto, ma lo scrittore non ha colto l’essenziale, poteva raccontarla meglio, magari evitandomi sbadigli a ripetizione.
Però devo dire una cosa... A prescindere dal fatto che il libro mi piaccio o meno (meno), Einar mi piace solo per una cosa, voler essere "se stesso". In un mondo di pecore, dove tutti seguono la moda, che sono, per compiacere gli altri, che sia nel 2000 o nel 1950, staccarsi ed essere quello che si è, è ammirevole.

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