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martedì 30 agosto 2016

Momo a Les Halles a cura di Katia Fortunato

Autore: Philippe Hayat
Titolo: Mom a Les Halles
Genere: Narrativa
Pagine: 348
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Neri Pozza


Una scatola di biscotti con dentro centoquarantatre franchi, l’abito buono indossato per festeggiare il diploma di terza media, un paio di oggetti di scarso valore gettati alla rinfusa in una borsa: ecco tutto il patrimonio che Maurice, detto Momo, e Marie Moscowitz, rispettivamente quattordici e undici anni, riescono a portarsi via il giorno d’agosto del 1941 in cui scappano come ladri dalla loro casa di rue des Erables a Parigi, accompagnati dal direttore di papà Moscowitz, Monsieur Surreau, il presidente degli stabilimenti Surreau, piombato in piena notte nell’appartamento per condurli in salvo. Nel 1941, in Francia, basta avere in tasca una carta d’identità barrata con la parola Ebreo, sputata come un insulto, per essere deportati. Dopo un controllo ai documenti, papà Moscowitz è stato arrestato mentre passeggiava per le strade della capitale. Della madre dei ragazzi, invece, non si sa nulla. Dopo aver preso le carte d’identità dei ragazzi per bruciarle e aver raccomandato loro di scegliersi “un cognome che suoni francese”, Monsieur Surreau li deposita nella minuscola soffitta di un palazzo nei pressi di Les Halles. In quel luogo angusto, tuttavia, Momo e Marie non sono destinati a una triste esistenza clandestina. Un mondo nuovo e affascinante si schiude davanti ai loro occhi. La stanza accanto alla loro è. Infatti, il regno di Bulle e delle sue amiche. Un regno fatto di notti di bisbigli e sussurri maschili e voci di donne con l’accento delle periferie, alla maniera della cantanti di Montparnasse…


   Che carino questo libro, molto bello. Nella sua allarmante realtà fatta di guerre, gente che muore, ebrei deportati e quant’altro, riesce ad essere incredibilmente dolce. È bella la dolcezza di Momo nelle ultime pagine del libro, che ti fanno mettere, anche senza rendertene conto, la mano sul cuore. È disarmante la dolcezza di Marie nella sua semplicità e nel suo voler bene a quelle poche persone che ha avuto la fortuna di conoscere. È incredibilmente dolce Bulle, la prostituta. Ti aspetti di vedere, di conoscere una donna segnata, abbruttita da un mestiere che inevitabilmente ti segna. È dolce il libro. Ecco quello che ho percepito, quello che mi è arrivato: la dolcezza.

“Ogni volta la storia si sbarazza di un po’ della sua umanità, l’uomo della sua coscienza, Dio della sua collera…”

A un certo punto ti viene da pensare se sia mai possibile che, nell’epoca in cui è ambientato e con la conoscenza della storia che abbiamo oggi su quello che hanno passato gli ebrei, a Momo sia andato tutto relativamente liscio. Ok, è stato fatto prigioniero, ha perso la mamma ed il papà, ha dovuto occuparsi della sorellina e tutto questo a soli 14 anni. Ma l’autore ha fatto in modo che il tutto venisse letto come avvolto nelle nuvole. A un certo punto, ho cominciato a pensare che fosse un po’ troppo, come dire…? Come in una favola? Poi, però, mentre continuavo a leggere, mi rendevo conto che un libro così ci voleva, perché è riuscito ad addolcire le brutture della vita.

“Tutt’e due ci stiamo impegnando a crescere. Tu ti ribelli, t’ingegni, vuoi divorare il mondo, io mi accontento di amarlo.” 

Libro che consiglio.

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