Cerca nel blog

mercoledì 17 agosto 2016

Una luce quando è ancora notte a cura di Katia Fortunato

Autore: Valentine Goby
Titolo: Una luce quando è ancora notte
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 230
Data di pubblicazione: 2015
Casa editrice: Guanda


Mila, giovanissima militante nella Resistenza francese, viene deportata a Ravenbruck nell’aprile del 1944 insieme ad altre quattrocento donne. Non ha mai avuto alcuna aspirazione all’eroismo: se ha deciso di aiutare suo fratello e gli altri militanti parigini l’ha fatto per senso del dovere, con la semplicità dei sui vent’anni. Come le altre prigioniere politiche, prova sollievo nell’apprendere che non sarà fucilata. Non sa nulla del viaggio che l’aspetta, non ha mai sentito nominare Ravenbruck. Del campo di concentramento ignora tutto, anche le parole per nominare le cose, le azioni, le regole che bisogna imparare per sopravvivere. E per raccontare alle altre donne il segreto che avrà un ruolo decisivo nel suo destino. Grazie alla solidarietà delle compagne e a una tenacia incrollabile, Mila riuscirà a scorgere un barlume di luce rappresentato dalla presenza, nel campo, di una Kinderzimmer, una camera per neonati: un luogo paradossale di vita in un paesaggio di disperazione. Giorno dopo giorno, nella durezza di un autunno e di un inverno infiniti, Mila si aggrappa con tutte le forze a quella luce, per se stessa e per il bambino che porta in grembo.


   Bello. Bello. Bello! È la prima volta che leggo di campi di concentramento non occupati dagli ebrei. La scrittrice mi ha fatto venire la pelle d’oca. La scrittura quasi easy, è a dir poco allucinante.
C’è una crudezza quasi poetica che non lascia di certo indifferenti. Un pugno allo stomaco. Una tragedia che riesci a toccare con mano dandoti la sensazione di essere lì, impotente. Riesci a vedere le donne e i bambini, i loro occhi, la loro forza, la loro volontà di continuare a vivere.

“Attaccare maniche su giacche di nuovo intatte, cancellare i proiettili, le granate, i gas, il sangue, il fango, negare la morte, rimettere a nuovo l’uniforme per il prossimo cadavere, Mila lo fa ogni ora del giorno, come altre donne ogni giorno smistano i vestiti delle prigioniere morte all’Effektenkammer, ogni minuto di ogni ora, ogni secondo di ogni minuto, il tempo non ha termine, monotono, si ricrea all’infinito, mentre il numero delle prigioniere si gonfia a dismisura e giustifica la perpetuazione del ciclo: il campo formicola come una testa piena di pidocchi.”

È… È… Non lo so. Ho sofferto tanto con queste donne, e con il piccolo nato in questo campo, al gelo, senza latte, contornato di animali che ti morsicano… La pietà è una parola effimera. I sentimenti diventano egoistici, nonostante l’amore o l’affetto che si possa provare verso le compagne, che siano arrivate lì con te o che tu le abbia conosciute al campo. Hai solo voglia, bisogno, di sopravvivere.
Ne consiglio decisamente la lettura, ma solo se si ha uno stomaco forte.


Nessun commento:

Posta un commento