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mercoledì 26 ottobre 2016

Il mercante di luce a cura di Michela Chinellato

Autore: Roberto Vecchioni
Titolo: Il mercante di luce
Genere: Narrativa
Pagine: 123
Data di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Einaudi


Marco è ormai prossimo alla fine. Ha diciassette anni e soffre di progeria, una malattia che accelera vertiginosamente lo scorrere del tempo e condanna a una vecchiaia precoce. Suo padre, Stefano Quondam, fuori dal tempo e dal mondo ci si è sempre trovato, anche se in maniera diversa. È un professore di letteratura greca, grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere una testarda battaglia contro la stupidità e l'omologazione. Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio quanto ha di più suo. E vuole credere con tutto se stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce così potente da svergognare il buio. Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l'altro? Questa è la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato di fronte a quello che sa della vita e a un padre che gliene spiega il senso, l'unico che conosce. Il filo che li unisce, che trasforma il pensiero in un racconto che non potrà essere dimenticato, è la poesia greca: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti e le tenere paure di poeti e poetesse dell'unico tempo possibile, quello tra il mito e l'invenzione. E sarà proprio qui, tra Omero, Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, in un punto sospeso tra pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta, che troveranno il varco per salvarsi entrambi...

"Non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro."

   Piacevolmente colpita da Roberto Vecchioni in versione scrittore, anche se in verità forse non avrei dovuto visto la qualità delle sue canzoni sebbene io non l'ascolti minimamente.
Esce tutta la sua conoscenza delle opere greche, dell'italiano in tutta la sua bellezza e, perché no, della grammatica in tutto il suo ridondante splendore.
Certo, ammetto, all'inizio ho fatto fatica a seguirlo fluidamente, ma immersa nella storia ne sono stata completamente assorbita.
La vita vista con gli occhi di un ragazzino malato, di una malattia che non lascia scampo, e che inesorabilmente strazia.

"Il cuore si abitua a ogni cosa, perché non esiste la felicità assoluta e se ne possiamo avere un quarto, una metà soltanto, quella metà, quel quarto sono un tutto."

Padre e figlio in viaggio con la sete di conoscenza che anima la loro esistenza.
Per rovinare la poesia, ho annotato la frase che ha rinvigorito la mia goliardica anima bianconera:

"Cominciò prestissimo a tifare Inter, perché era la squadra che perdeva sempre."

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