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mercoledì 30 novembre 2016

Factotum a cura di Michela Chinellato

Autore: Charles Bukowski
Titolo: Factotum
Genere: Narrativa
Pagine: 156
Data di pubblicazione: 2010 8^ed.
Casa editrice: TEA


 

Un romanzo avventuroso e osceno, divertito e disperato, sboccato e insieme lirico. Il protagonista è un vero factotum che attraversa l'America "on the road", vivendo alla giornata, pronto a seguire il primo richiamo. Ma inseparabili compagni di vita sono l'alcol, vero e proprio rito quotidiano; il sesso, intenso, sfrontato e spesso brutale; la miseria, costante; i lavori precari e sempre manuali. È un'esistenza disperata, amara, sgradevole e libera, descritta con un realismo sporco, inconfondibile.





- Quando bevi, il mondo è sempre là fuori che ti aspetta, ma per un po' almeno non ti prende alla gola.

   È talmente assurdo che l'adoro.
Bukowski non è un autore che può piacere. Diciamo che è più "un tipo".
Perverso come il miglior Miller, sfrontato come Hornby, diretto come McEwan.
Libro strano, senza un inizio ed una fine. Un susseguirsi di luoghi e persone. Di lavori presi e lasciati. Di bevute traumatiche e micidiali. Il tutto condito però con frasi ad effetto ed aforismi che solo Bukowski riesce ad esternare.
La frase cult di Factotum secondo me è questa:

 "Chissà - disse Jerry - se sono stata io ad ammazzarlo? "
 "Ad ammazzarlo come?"
 "Mescolando acqua alla vodka. La beveva sempre liscia. Forse è stata l'acqua ad ammazzarlo."
 Un genio. Stordito.

- Le donne, le donne sono magiche. Che esseri meravigliosi!

 Altre frasi meritano l'attenzione, ma sono più introspettive e quindi non so se, magari, hanno colpito solo me.

 - Ecco di che cosa aveva bisogno un uomo: speranza. Era l'assenza di speranza a scoraggiare un uomo.

Per me straordinario.

- La mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di Natale morti del mondo.

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