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martedì 15 novembre 2016

Forum: Un anno sull'altipiano

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

Autore: Emilio Lussu
Titolo:
Un anno sull’altipiano
Genere: Narrativa di guerra e combattimento
Pagine: 216
Data di pubblicazione: 2005
Casa editrice: Einaudi


 
Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel '38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra. L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno dal giugno 1916 al luglio 1917. Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di "ozio e sangue", di "fango e cognac". Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto.
                                                                              

   Lucia: Di solito evito i libri che parlano di guerra, mi intristiscono e non comprendendo le azioni militari o i gradi dell’esercito ci capisco poco. Ma Lussu, come afferma Rigoni Stern nella prefazione, è un “grande capitano”. Il libro evidenzia le caratteristiche che rendono un capitano leader in tutti i contesti. Lussu possiede queste virtù e il suo libro è una grande lezione di umanità valida anche oggi, per tutti quelli che sono preposti al comando. Un libro che andrebbe letto nelle scuole

Barbara C.: Mi è piaciuto, non mi ha fatto impazzire, ma l'ho apprezzato molto, come tutti i libri che trattano questo argomento quando ne leggo uno mi domando sempre se ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati e viziati e quanto poco contano i " problemi " che pensiamo di avere, diamo tutto per scontato, ma in realtà di scontato non c'è proprio niente! La sofferenza, la povertà, la guerra, rafforzano i sentimenti e i legami che oggi, purtroppo, per il troppo benessere tendiamo a trascurare
Giovanna: Questo libro ci racconta, per voce di un giovane protagonista, l‘atroce quotidianità della guerra di trincea, tra il 1916 e il 1917, narrandoci di eventi vissuti e delle tragiche vicissitudini dei protagonisti, involontari, di questo tragico evento. Lussu era stato interventista, come dichiara nel libro, e ora, dopo i massacri inutili, i comandi insensati degli ufficiali, la pochezza degli armamenti e l'inutilità di assalti per conquistare una vetta o qualche roccia, è totalmente disilluso dei motivi che l'avevano portato a questa drammatica esperienza. Generali assurdi, come il Generale Leone, le vantate "corazze" contro le mitraglie, atti di eroismo dettati quasi dalla disperazione, le fucilazioni e le decimazioni comandate senza senso, c'è da rabbrividire, leggendo queste pagine. Mi ha fatto piacere rileggerlo, dopo tanti anni... questa guerra, la "Grande guerra", come l'hanno chiamata, l'ha combattuta anche il mio nonno, tornato a casa salvo nel fisico, dalle trincee, ma traumatizzato e inorridito da ciò che aveva visto, di cui parlava poco e malvolentieri.

Arianna: Non mi è piaciuto. L’ho trovato scolastico. Mi ha riportato indietro di più di 20 anni e questo modo di raccontare non mi piaceva allora e non mi piace neppure oggi. Ho letto molto sull’argomento e alla fine li trovo tutti uguali, noiosi e antichi. Li rifiuto proprio.

Barbara C.: Tu lo definisci scolastico io semplice, umile e non pretenzioso, ed è questa (per me) la sua forza: Si capisce che chi scrive ha vissuto davvero quell'esperienza e l'unico modo per raccontarla è parlarne con sincerità, le parole semplici arrivano a tutti. Concordo sul fatto che è molto simile ad altri libri, ma d'altra parte la guerra è quella e non puoi inventartela...

Arianna: L’ho definito scolastico perché ai tempi della scuola ne ho letti a bizzeffe di brani tratti dal libro. Li ho odiati. Non sono molto d’accordo. Questo lo trovo un modo di scrivere che è andato di moda per un periodo, vuoi politicizzato o meno. Non mi è piaciuto. Non mi è arrivato

Gino: Un anno sull'Altipiano è un libro di memorie di Emilio Lussu. Ambientato sull'altopiano di Asiago, è una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla prima guerra mondiale. Il libro fu scritto tra il 1936 e il 1937. Il libro racconta, per la prima volta nella letteratura italiana, l'irrazionalità e insensatezza della guerra, della gerarchia e dell'esasperata disciplina militare al tempo in uso.
Non so, non mi ha fatto impazzire, mi ha intristito molto questo memoriale di guerra, forse anche perché sono reduce dalla lettura de “Il sergente della neve” di Mario Rigoni Stern – in cui avevo provato sensazioni differenti – che ha curato l’introduzione a questo testo. Le cose che mi hanno colpito di più sono state l’associazione guerra-alcool, come se questi uomini mandati in guerra per sopportare tutto il peso degli avvenimenti fossero stati narcotizzati, disillusi, drogati: «dalla parte austriaca, vi veniva un odore di cognac, carico, condensato, come se si sprigionasse da cantine umide, rimaste chiuse per anni. Durante il canto e il grido dell’hurrà! sembrava che le cantine spalancassero le porte e c’inondassero di cognac. Quel cognac mi arrivava a ondate alle narici, mi si infiltrava nei polmoni e vi restava con un odore misto di catrame, benzina, resina e vino acido». L’altra è la sottile demarcazione tra la vita e la morte, e della guerra che di certo non fa parte dello state di cose della vita.
«La vita di trincea, anche se dura, è un’inezia di fronte a un assalto. Il dramma della guerra è l’assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono. [...] Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. [...] Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1° e la 2° armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata di una mitragliatrice?»
Per non parlare poi della miseria di questa guerra, della sua incombenza, della sua sovrastazione in cui è più facile morire – come faranno due soldati togliendosi volontariamente la vita – che tenere in braccio un fucile. Quanta verità. Si sente proprio che Lussu fece parte anche lui di questo disastro deciso dai superiori in segno di un becero patriottismo, e fu il primo – almeno in Italia – a parlarne senza infingimenti di sorta mascherati dietro le solite parole come: onestà, patria, eroismo. Consiglio di non lasciarvi scoraggiare all’inizio del romanzo, poi si entra in empatia e si soffre insieme a questi soldati, mandati in guerra per morire.

Arianna: Ho letto testi più prestigiosi

Gino: Posso essere d'accordo, ma Lussu fu il primo tra gli italiani parlarne, di questo gli va dato merito. Per es. quello di Rigoni Stern mi è piaciuto di più.

Giovanna: Sono racconti di guerre diverse, seppure terribili entrambe. Ma nella prima guerra mondiale i soldati furono mandati a morte consapevolmente, come carne da macello, per la gloria dei generali... e non è un caso che questo libro apparve prima in Francia, e in Italia solo alla fine degli anni '30... certe cose non si potevano ancora dire, era la " Grande Guerra" per le terre da conquistare, per l'onore della Patria...

Angela: Attraverso una narrazione chiara e lineare, che attinge ai ricordi personali di chi ha vissuto ogni momento narrato in prima persona, Lussu ci racconta con il suo stile asciutto ed essenziale, ma non per questo freddo, la vita militare quotidiana sua e dei suoi compagni, dandocene un ritratto ora grottesco ora ironico. Nonostante io non ami le descrizioni di battaglie e azioni militari, ho trovato la narrazione assolutamente scorrevole e molto interessante perché si percepisce che siamo in presenza di una testimonianza vera e onesta. Una lettura che mi ha colpito positivamente e sono felice di aver letto questo libro. Non potrei che consigliarlo.

Barbara B.: Faccio fatica a commentare questo libro perché ho ritrovato nella lettura la devastazione dell'anima che avevo colto, da ragazza, nei racconti e negli occhi di uno zio di mia madre che era tornato dal Piave segnato per sempre. Lo additavano in tanti nel paese e lo chiamavano "il tocco". Raccontava di atti di eroismo eccezionali a fianco di meschinità indicibili e ricordo che spesso concludeva i suoi racconti chiedendosi perché lui fosse tornato e tanti altri no.

Katia: Concordo con Ary. Il libro non mi è piaciuto. Ho fatto molta fatica a leggerlo. All'inizio lo trovavo noioso. Sono pochi i libri sulla guerra che mi sono piaciuti davvero. Forse solo uno: Inschiallah della Fallaci

Barbara C.: Bellissimo! Letto tantissimi anni fa e lo rileggerei! Anche perché non me lo ricordo…

Michela: Allora. Io l'ho letto anni fa. In verità fu mio papà a costringermi perché è stato l'unico libro che ha letto. Vedete un po' voi che DNA... Comunque sia nonostante parlasse di guerra a me è piaciuto tanto. Sia per i dettagli più o meno cruenti, che per i dettagli storici da noi spesso sottovalutati. Ho la fortuna di abitare vicino a quell' altopiano, quindi ho pure fatto una "gita a tema" e posso assicurare che vedere le trincee sparse tra Asiago e l'Ortigara acquistano un senso macabro. Bello. Io lo consiglierò alla mia Francesca quando studierà la guerra mondiale.

Lucia: Certo, per voi che abitate in quelle zone assume anche un valore affettivo più sentito

Michela: Sai che non lo immaginavo? Invece mentre visitavo quelle zone mi venivano in mente alcuni passi citati. Strano, ma mi son venuti i brividi.

Rossella: A me ha fatto piacere leggere dopo tanti anni un libro sulla prima guerra mondiale. Pur non essendo un genere che amo l'ho letto con piacere. Le vicissitudini dei soldati, i loro sentimenti, la paura della morte sono descritti molto chiaramente.

Luisa: LUSSU EMILIO (Armungia, Cagliari, 1890 - Roma 1975) uomo politico e scrittore italiano. Fondatore del partito sardo d’azione (1921), antifascista, esule in Francia dal 1929, fu tra i fondatori del movimento Giustizia e libertà. Partecipò alla resistenza. Ha scritto alcuni notevoli libri, fra cui Marcia su Roma e dintorni (1933) e Un anno sull’altipiano (1938), che rievoca con grande umanità e sobrietà stilistica la sua esperienza di combattente della prima guerra mondiale. Nel 1968 ha pubblicato Sul partito d’azione e gli altri, indagine sulle vicende politiche degli ultimi 40 anni. In collaborazione con Garzanti. A cura di Wuz.it Il suo libro Un anno sull'Altipiano parla della permanenza dell'autore sull'Altipiano di Asiago con i Granatieri di Sardegna. Il suo è un diario che narra episodi da lui vissuti di compagni con i quali ha condiviso la terribile guerra di trincea per lo più guidati da comandanti che facevano della retorica la loro bandiera infliggendo attacchi sconsiderati che per lo più si risolvevano in una carneficina. Molti episodi si sono visti nel film Uomini contro fra questi il famoso attacco con le corazze Farina risultate trappole mortali. L'episodio delle corazze "Farina" mostra chiaramente l'irresponsabilità ed il fondo di stupidità criminale che muove il generale Leone quando comanda i suoi uomini; infatti, sebbene venga sconsigliato da un colonnello, costringe i soldati del reparto dei "guastatori" a indossare la stupida protezione" I romani vinsero per le corazze...il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni: ma con le corazze "Farina" si passa dappertutto". Ma i guastatori, appena mettono piede fuori dalla loro trincea vengono fatti fuori tutti; ciò nonostante, il generale non ...aveva perduto la fiducia nelle corazze Farina" e le fa indossare nuovamente al tenente Fiorelli, seguito da un'intera compagnia. Anche in questo caso i soldati non riescono nemmeno ad arrivare alle trincee nemiche e muoiono tutti. Lo stile della narrazione è asciutto, sobrio, scarno; impregnato di un sarcasmo e da un gusto per il paradosso che caratterizzano e connotano l’intelligenza dell'autore. Così Lussu descrive un assalto nemico: "Noi vedevamo reparti interi cadere falciati... Il vento soffiava contro di noi. Dalla parte austriaca ci veniva un odore di cognac, carico, condensato, come se si sprigionasse da cantine umide, rimaste chiuse per anni... Sembrava che le cantine spalancassero le porte e ci inondassero di cognac". Poteva essere un diario pieno di rancore Lussu nell'orrore che descriveva è perfino riuscito a farci sorridere e chi come me non ha mai conosciuto i nonni morti proprio durante la Grande Guerra leggere questo libro è come averli conosciuti Vi invito a leggerlo!

Arianna: Riconosco l’importanza e la grandezza di questa opera, quasi manifesto di un periodo storico importante, ma non l ho saputo amare.

Luisa: Forse ti piacerà di più Niente di uovo sul fronte occidentale.

Arianna: Che brutto però morire così per niente. La guerra in trincea è assurda.

Luisa: Anche nel film Uomini contro è stato messo l'accento sull'ottusità dei comandanti riportando proprio degli episodi di questo libro.

Arianna: Proprio mandare a morire

Luisa: La Grande Guerra è un evento lontano e non a tutti può piacere ricordarlo.

Lucia: Giusto ricordare la Grande guerra. Sono contenta di averlo letto, di mia iniziativa non lo avrei fatto.

Anna: Come vi ho già detto non amo i libri che parlano di guerra. Ho faticato a leggerlo. Nonostante ciò sono contenta di averlo fatto. Il club mi spinge a leggere libri che altrimenti non leggerei. Interessante scorgere il diverso modo di rapportarsi alla guerra dei personaggi... Ne ho apprezzato il realismo.

Adriana: Questo libro l'ho ascoltato e non letto. In questo caso ci ho messo un po' ad entrare dentro il diario, sono dovuta tornare indietro e ricominciare. Non appartiene al mio genere, quindi ho faticato un poco. Mi ha fatto pensare a mio nonno e ai suoi racconti di guerra…

Laura: Che posso dire? Ringrazio Luisa per averlo proposto. La Grande Guerra la si studia da ragazzi e sicuramente la si idealizza e la si percepisce come una situazione lontana e non reale. Invece Lussu fa ciò: scrive le sue memorie. Il suo vissuto di quel momento. Di tutto ciò che ricorda ovvero vivere quel momento. Aberrante. Ah! I grandi dispongono, decidono: SI FA LA GUERRA!!! E chi parte, chi va al macello siamo noi. Gente comune che vive la vita con semplicità. Non per fame di potere. Un macello. Bestie da macello.




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