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mercoledì 21 dicembre 2016

Il rumore del tempo a cura di Rosalba Bruno

Autore: Julian Barnes
Titolo: Il rumore del tempo
Genere: Storico
Pagine: 191
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Einaudi


La mattina del 29 gennaio 1936 la terza pagina della «Pravda» commentava la recente esecuzione al Bol'soj della Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Sostakovic titolando Caos anziché musica e accusando l'opera di accarezzare «il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica». Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell'Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa. E dunque puntuale, per il celebre Sostakovic, giunge il primo di una serie di colloqui con il Potere. È una trappola senza vie d'uscita, quella che gli si tende - piegarsi alla delazione o soccombere -, e Sostakovic si dispone all'attesa dell'ineluttabile. Al calar della notte, per dieci notti consecutive, esce dall'appartamento che divide con la moglie Nita e la figlioletta Galja e si sistema accanto all'ascensore che presumibilmente porterà i suoi aguzzini, meditando fino all'alba sul suo destino e quello del suo tempo. Ma le vie dei regimi sono imperscrutabili, l'interrogatore può facilmente trasformarsi in interrogato e il reprobo salvarsi, addirittura essere «perdonato». E dunque la musica di Sostakovic può tornare a circolare e il suo nome a rappresentare quello del suo paese nel mondo. Un abisso di paura e umiliazione parrebbe scampato, ma è proprio allora che il Potere alza la posta e impone una nuova resa. Una volta e un'altra ancora. Sostakovic è ormai vecchio e nauseato di compromessi quando apprende la sua ultima verità: che «essere un vigliacco non è facile. Molto più facile essere un eroe. A un eroe basta mostrarsi coraggioso per un istante: quando estrae la pistola, quando lancia la bomba, attiva il detonatore, fa fuori il tiranno e poi se stesso. Essere un vigliacco significa invece imbarcarsi in un'impresa che dura una vita. Richiede costanza, fermezza, impegno a non cambiare, il che si risolve in una certa qual forma di coraggio». Un coraggio minore e vergognoso, certo, al cospetto dei «facili» martiri di contemporanei come Osip Mandel'stam. Uno per sentire, uno per ricordare, uno per bere, recita un proverbio tradizionale. A Sostakovic tocca sentire, ogni suono una nota, e sperare che il rumore del tempo, ogni suo spaventoso bercio e untuoso bisbiglio, finisca per dissolversi consegnando ai posteri solo la musica di Dmitrij Dmitrievic Sostakovic. La sua musica e nient'altro.


   Io le recensioni non le so fare, per cui non ci provo nemmeno, ma so se un libro mi piace oppure no. "Il rumore del tempo" di Julian Barnes mi è piaciuto? NI.
Si tratta di una sorta di biografia del compositore russo Dmitrij Dmitrievic Sostakovic, vissuto durante il periodo stalinista, periodo in cui, in Russia, tutto, arte compresa, doveva essere al servizio del Potere, ed essere dissidenti equivaleva a firmare la propria condanna a morte. La storia di un eroe quindi? No, al contrario, la storia di un vigliacco, ma che non mi sento di condannare, perché non posso nemmeno immaginare lo stato d'animo in cui ha vissuto, la paura, il tormento... Lo stile l'ho trovato un po' pesante, non so se perché lo sia realmente o se perché io non sono abituata a leggere in digitale e questo è stato il mio primo e-book.

“La moglie si era messa a strillare vedendo quel che gli aveva fatto la guerra. Adesso se ne combatteva un’altra, ma l’invasore era lo stesso, anche se diversi erano i nomi, da tutte e due le parti. Per il resto, nessun cambiamento: stessi ragazzi martoriati dai colpi di fucile e poi grossolanamente tagliuzzati dai chirurghi.”

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