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lunedì 12 dicembre 2016

Lo scrigno di Adymair a cura di Cristina Naj

Autore: Lucrezia Bertini
Titolo: Lo scrigno di Adymair
Genere: Fantasy
Pagine: 776
Data di pubblicazione: 2016
Casa editrice: CreateSpaceIndipendentPublishingPlatform


C’erano una volta, in un mondo lontano, Conti e maghi, elfi e cavalieri. Ma anche cose davvero stupefacenti. Un uomo indossa gli occhiali. Un altro adopera un cannocchiale. Qualcuno preme un interruttore e la luce elettrica viene accesa per la prima volta. È la Confraternita la madre di queste novità. La Confraternita osteggia i privilegi di cui godono i nobili, esige la redistribuzione delle ricchezze e si oppone a ogni forma di disuguaglianza, inclusa quella garantita dalla magia; attraverso la tecnica e il progresso scientifico, persegue il bene dei più deboli, e per questo è odiata e temuta. Un giorno, in una tranquilla costiera, due sorelle, Eirien e Finduen, sono testimoni dell’omicidio di un alto prelato dell’ordine. Non si tratta di un caso, tantomeno del gesto isolato di un oppositore. È solo la prima tappa di un grande disegno, l’inizio della lotta per impadronirsi del potere sconfinato di un antico nemico, il potere definitivo e assoluto, il potere la cui sola esistenza minaccia di distruggere tutto ciò che la Confraternita ha costruito nei secoli. Loro malgrado, Eirien, Finduen e i loro amici, il giovane mago Atelmor e il vecchio bibliotecario Pheswan, si troveranno trascinati in un conflitto che va molto al di là delle loro semplici vite. Tre alleati insospettabili e nemici inaspettati, tra maschere e raggiri, tradimenti e conversioni, invenzioni e rivelazioni, tra laser e incantesimi, i nostri si ritroveranno a fronteggiare la desolante solitudine di compiere delle scelte, perché niente è come sembra e a nessuno sarà concesso di restare neutrale, almeno finché non verrà svelato il contenuto dello scrigno di Adymair.


   Sinceramente mi sento un po' in difficoltà a recensire questo libro, ci sono sensazioni contrastanti....
Premetto che non ho letto Tolkien e affini, quindi non so se il "modus operandi" del fantasy sia questo...

“Rihan sapeva da sempre di essere una creatura sbagliata, che avrebbe dovuto essere qualcuno di diverso e migliore, o avere almeno la buona grazia di farsi seppellire sotto tre metri di terra, come aveva fatto il suo gemello. Eppure viveva, ancorato all’esistenza come una sanguisuga: e lui meno di tutti riusciva a spiegarsi il perché.”

Sta di fatto che ti trovi di colpo scaraventato in un mondo e in un tempo senza "preavviso", non conosci il "dove" e il "quando", ma ripeto, forse è normale che sia così, per un fantasy.
Fatta questa premessa, devo dire che in sé il romanzo è abbastanza piacevole, i personaggi sono ben descritti (pur perdendomi nei nomi, già di per sé ostici, e poi davvero tantissimi...), riesci a "partecipare" alla loro quotidianità, a empatizzare fortemente. C'è un uso massiccio del dialogo, quasi "cinematografico", e personalmente l'ho apprezzato, forse perché il mio approccio al fantasy è stato con Il Signore degli Anelli ma in versione film; resta sicuramente una scelta coraggiosa, dal momento che la maggior parte dei lettori non predilige questo stile.

“«Credevo che gli elfi non facessero magie» disse Eirien.
«Non sono magie, infatti » ribatté Atelmor «Si limitano ad evocare, provocare, convocare, accelerare fenomeni naturali. Guariscono ferite, causano il sonno… sostengono che loro agiscono in armonia con la natura, mentre noi le facciamo violenza… come se si trattasse di una cosa viva. O come se non fosse naturale per noi uomini usare la magia»”

Sinceramente l'ho trovato troppo lungo e prolisso, alcuni tagli non avrebbero di certo tolto nulla alla trama. Forse però la pecca è nella trama stessa: non vorrei essermi persa qualcosa, ma sembra che non finisca... troppi interrogativi aperti, situazioni lasciate a metà, "indizi" disseminati e non ricuciti... Insomma, pare si voglia dare un seguito... e questo ci starebbe anche tutto, ma non era il caso allora piuttosto di spezzare questo tomone? Se la giovane autrice voleva cimentarsi, ad esempio, nel diffuso "genere" della trilogia, forse avrebbe dovuto già impostarlo come 3 libri più brevi, magari "tematici" rispetto ai molti spunti del testo, così che si arrivasse con una mole totale analoga già a una conclusione.

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