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giovedì 5 gennaio 2017

Forum: L'amante

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

Autore: Marguerite Duras
Titolo: L’amante
Genere: Narrativa straniera
Pagine: 123
Data di pubblicazione: 2005   
Casa editrice: Feltrinelli


 



La storia d'amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell'Indocina degli anni trenta. Racconto di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, "L'amante" trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia e intensa, il complice gioco che la memoria e l'oblio ricalcano sulla trama della vita.
                                                                              





   Chiara: Ho fatto molta, molta fatica a terminare questo libro. Non mi è piaciuto affatto, è stata una passeggiata molto faticosa per me, non tanto per l'argomento che ho trovato interessante, ma per la confusione nella modalità di scrittura. Non mi vergogno a dire, che io non ho capito niente e sono andata da chi già lo aveva letto per farmi dire esattamente quello che era successo.

Lucia: Chiara è comprensibile quanto dici. Io ero avvantaggiata dalla lettura di Marguerite della Petrignani e dall'averlo già letto. Non è un libro facile sia nello stile che nei contenuti. Devi entrare in sintonia con l'autrice e ci vuole pazienza, ogni parola di questo libro ha un suo significato e richiede di doversi soffermare e tornare a rileggere per comprendere ciò che vuole dire. Rileggendo il libro ho provato tenerezza per questa ragazzina, per tutto ciò che ha dovuto subire anche se non condivido la sua reazione ed è per questo motivo che alla prima lettura mi ha infastidita. Sono contenta di averlo riletto per la lettura del mese, di mia iniziativa non lo avrei fatto.

Sara: Un libro che non mi ha lasciato niente di positivo... se non fastidio. Stile faticoso, ingarbugliato. Mi dispiace solo per lei, ragazzina che ha dovuto vivere con una madre pazza che l'ha praticamente invogliata a diventare l'amante di un ricco cinese. Ma nel suo personaggio non sono riuscita a calmarmi. Mi dispiace ma proprio non mi è arrivato e né piaciuto

Arianna: Io ho visto il film più e più volte, quindi sicuramente sono partita avvantaggiata. Non è un libro facile questo, sia per il modo in cui è scritto sia per i continui salti temporali e il modo di scrivere un po’ in prima persona un po’ in terza. Nonostante la brevità è pieno di ripetizioni strategiche e volute, ma è anche pieno di pensieri lasciati un po’ lì non proprio terminati, a volte solo sfuggenti, altre vaghi. Non è una donna facile la Duras, ed emerge anche in questa storia, in questo modo particolare ambiguo, freddo ma profondo, di raccontarla e di raccontarsi. Ho apprezzato molto lo stile, particolare, unico un po’ decadente un po’ intimista, ma nello stesso tempo sfacciato e ingenuo. Epieno di contraddizioni, questo racconto, come credo lo fosse la scrittrice. Di tormenti, di un passato lasciato lì che riaffiora. A me è piaciuto

Michela: Avete presente i 10 diritti imprescrittibili del lettore secondo Pennac? Io li racchiuderei tutti in un unico grande comandamento: il diritto di un lettore di non leggere un libro di cui si è già visto il film. Checché se ne dica a me è piaciuto. Certo poco poetico. Indubbiamente poco moralista. Avaro di dialoghi e di buoni sentimenti. Uno stralcio di vita dell'Indocina negli anni 30. Un particolare che mi ha colpito è l'anaffettività della protagonista: i suoi familiari non sono mai nominati per nome ma come mamma, fratello grande e fratello piccolo. Quasi a volere stabile una barriera. Quasi non voler aver nulla a che fare con la propria innocenza. Quasi a voler stabilire una propria indipendenza. Lo consiglierei? Si. Certamente.

“Tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato, solo che quell'amore non l'aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell'istante della musica sul mare.”

Claudia: L'ho finito per vedere dove sarebbe andata a parare la scrittrice, tormentatissima, ingarbugliata, per quello ci vuole un attimo per "entrare" nella lettura. Non mi è piaciuto per lo stile di scrittura e la trama

Laura: Confrontandomi con le neripozziane, mi hanno illustrato un approccio al libro che non ho avuto, avete una marcia in più, con l'aver letto l'altro di libro che, credo, spieghi meglio l'autrice / protagonista. Altrimenti, tra libro e film, ti vien solo da giudicare, perché è così che ti senti, le sue decisioni. E' forte. Una ragazzina che vende il suo corpo ad un uomo, per mandare avanti la famiglia. Eppure quello che colpisce non è ciò (ma in quanti libri lo abbiamo letto?), ma come lo fa, la freddezza, la (pseudo)scioltezza… Non so. Se l'autrice ha narrato del suo sentirsi vuota, usata, merce, lo ha nascosto bene tra la narrazione, perché se non fosse stato per Ida, Lucia, non avrei pensato e guardato "oltre"!

Sara: Concordo.

Maria: Ero certa sul fatto che è una storia che fa discutere non solo per il contenuto, ma soprattutto per la forma... Concordo con quanti sostengono che un libro non andrebbe letto se prima si è visto il film tratto dallo stesso.

Sara: Comunque voglio dire un'altra cosa. A me ha infastidito soprattutto la forma. La storia mi ha sconvolto. Mi è dispiaciuto per lei, ma allo stesso tempo mi ha sconvolto la sua freddezza e anaffettività e la sua quasi leggerezza e facilità con la quale si è buttata nel letto del cinese. Boh io non so... Difficile da comprendere.

Chiara: Che poi diciamocelo, di punto in bianco, sbam, ti buttano lì la cosa come se fosse normale. Non mi ha turbata, di ragazze vittime della tratta ne ho conosciute tante, per cui non è che io sia insensibile a storie di questo tipo, ma comunque nemmeno impressionabile. Boh!

Arianna: Beh ma lei lo racconta come l ha vissuto lei. Comunque alla fine era un grande amore da parte di lui.

Sara: Si ma stiamo parlando di una quindicenne. Come ha fatto a viverla così, mi sconcerta.

Arianna: Bisogna vedere se l’ha vissuta proprio così.

Lucia: L'argomento andrebbe sviluppato a fondo con una bella discussione verbale. In questo libro vengono a galla i problemi del rapporto con la madre e forse è proprio questo che ha segnato profondamente la Duras (che poi non è il suo vero nome). La morte prematura del padre, la povertà, la competizione con il fratello più grande. Tutto ciò porta questa ragazza ad un desiderio di riscatto e secondo me un forte desiderio di essere amata e accettata. Lei non è in grado di amare, vuoi per l'età vuoi per non aver conosciuto sentimenti nell'ambito familiare, e così si trova a gestire una relazione con una persona molto più grande di lei che le può offrire ciò che le manca... Ma non sarà così.

“La storia della mia vita non esiste. Proprio non esiste. Non c'è mai un centro, non c'è un percorso, una linea. Ci sono vaste zone dove sembra che ci fosse qualcuno, ma non è vero, non c'era nessuno.”

Laura: Più che altro sceglie una relazione sessuale, anziché una affettiva!

Arianna: Tra l’altro pare che il fratello maggiore sodomizzasse il fratello… e forse anche lei…

Lucia: Oh mio Dio! Questo non lo sapevo.

Arianna: Dicevano che lei avesse un rapporto incestuoso con il fratello minore e che il maggiore usasse violenza fisica e forse anche sessuale sul minore. Però non credo lei abbia mai detto nulla in proposito, di chiaro, e che la madre sapesse di questa violenza sessuale e tacesse ma soprattutto giustificasse il figlio maggiore. L’evo sentito in TV. Però non credo lei abbia mai detto nulla di preciso.

Sara: Oh mio dio!

Lucia: Ora che ci penso, forse ne parla anche la Petrignani… Ma io queste notizie le leggo e le rimuovo

Laura: Gesù...

Chiara: Ecco, adesso sono già più turbata di prima.

Barbara: Devo confessare di aver fatto fatica a leggerlo, la storia di per se sarebbe anche bella, ma lo trovo scombinato, troppi ricordi che appaiono all'improvviso, troppi balzi temporali che mi hanno confuso, è talmente intimo che non sono riuscita ad immergermi completamente nella storia, dovrei rileggerlo per apprezzarlo veramente. Libro non facile, rispecchia molto la personalità dell'autrice, una donna dal vissuto ricco e complicato insieme, movimentato e altalenante e di certo non noioso!

Maria: Ora tocca a me! Ebbene, se ve l'ho proposto, è perché si tratta di un libro che mi ha colpita molto. La prima lettura risale a tanti anni fa, e fu in lingua originale, in francese. In effetti, in italiano forse perde un po', ma non la sensazione che l'autrice vuole trasmettere, non questo seguire il flusso contorto dei suoi pensieri e dei ricordi che, come giustamente avete detto, non segue un filo cronologico, ma è un andirivieni di flashback... Alla prima lettura, ricordo che sono rimasta affascinata da questo personaggio, sapendo che raccontava una storia in parte autobiografica. Ovviamente anch'io sono stata infastidita da questo apparente svendersi, da questa leggerezza anche di sentimenti, da questa freddezza; però da subito mi ha fatto riflettere la frase in cui la ragazza dice: "Sono come voglio apparire, anche bella se gli altri lo vogliono, o carina, carina diciamo per i familiari, per loro e basta, insomma posso diventare come gli altri vogliono che sia. E crederci. Anche credere che sono affascinante. Dal momento che lo credo, so anche farlo diventare vero agli occhi di chi mi vede e desidera che io sia di suo gusto." Voi non avete idea di quanto questo brano abbia cambiato la mia vita. Ero giovane, decisi di verificare se questa teoria potesse essere vera, non pensate male, semplicemente cercai di capire se, acquisendo più fiducia in me stessa, sarei apparsa più gradevole anche agli altri... Ha funzionato! Oggi a distanza di tempo quello che attrae maggiormente la mia attenzione è il rapporto conflittuale con la madre, la misura in cui questo possa influire sulla vita di una figlia... Però, ora come allora, io ho trovato che l'amante in fondo voleva credere di non amare quell'uomo, ma a distanza di tanti anni, si rende conto che lo aveva amato anche lei... Non so, secondo me, ci sarebbero anche tanti altri aspetti da considerare, per esempio le descrizioni omosessuali sulla compagna di stanza del collegio, i rapporti tormentati con i fratelli, la meschinità dei familiari, ma una conversazione, un confronto in presentia sarebbe molto più costruttivo. Detto questo, vi ho comunque sintetizzato il mio pensiero.

Chiara: Grazie Maria! Mi state aiutando con queste riflessioni a vedere le cose in modo diverso. Non cambio idea, ma sono felice di averlo letto. Più di prima.

Luisa: Leggendo i vostri commenti sono d'accordo con una cosa; se hai già visto il film questo ti condiziona nella lettura del libro che ho trovato ingarbugliato e confuso. Comunque grazie Maria per avercelo fatto conoscere.  

Ida: Ho letto tutti i vostri commenti, era da tempo che non c'era uno scambio così interessante riguardo a un libro! L'amante lo avevo letto un paio di anni fa. Al book club ci avevano dato il libro della Petrignani, Marguerite, che mi piacque molto e mi venne la curiosità di leggere subito dopo il romanzo autobiografico della Duras. Non nego la fatica dovuta allo stile, ho decisamente apprezzato di più la rilettura fatta ora, spinta dai tanti pareri contrastanti che raccoglievo da voi mentre lo leggevate. Ci sono libri che avrebbero bisogno di una seconda chance di lettura, per riuscire a coglierne meglio l'essenza, il problema è che se la prima risulta ostica, difficilmente si è spronati a tornare tra quelle pagine. Quanta sofferenza in questo racconto di vita, ecco credo sia questo il sentimento che ho ritrovato tra queste righe, quelle atmosfere quasi surreali, quel percepire persino gli odori, la povertà, la pazzia, leggere quelle righe sapendo che poi la vita della Duras sarà tutta così, disordinata, piena della ricerca di un amore ma che invece sarà un continuo passare da un uomo all'altro, attraverso anche la bottiglia nella fase dell'alcolismo. Una vita così, forse proprio dovuta a quel filo materno che non ha mai avuto ed è questa forse la parte di lei che più è entrata nel mio cuore, ho cercato di non giudicarla e non era facile, sono rimasta sulla soglia di quella camera più volte per cercare di capire ma non credo lei volesse questo, ma piuttosto consegnarci i suoi tormenti. Io vi consiglio davvero di leggere il libro della Petrignani, è piccino, servirebbe a darvi una visione più completa di questa donna.

Sara: Ida anch'io sono giunta alla conclusione che lei non avrebbe voluto questo.

Laura: Quindi direi che l'apparenza, costruita da ella stessa, inganna...?!

Arianna: Guarda Laura, secondo me lei ha sofferto molto e già scrivere questa storia in cui alla fine secondo me più che alla storia di sesso, lei pensa alla sua famiglia, non deve essere stato facile. A ben pensare il rapporto con il cinese non le dà, problemi dolore. Quello che le fa davvero male è la famiglia. La madre.

Laura: Si Arianna. L'ho capito anche io. Però lei non mostra ciò, non scrive della mamma e dei fratelli, se non a margine! Quindi lei mostra il suo lato... più esterno, ciò che si vede da fuori!

Arianna: Lei è una che vive di scandalo. Che vuole fare e lo fa. L’alternativa. L’estrema... Ovvio che ci scrive quello che fa scandalo, ma che però la fa anche forte sicura agli occhi degli altri. Non riesce a scrivere ciò che la rende debole che l’ha segnata davvero... è una donna scandalosa, bisessuale, è stata una ragazzina estrema, ma non scende mai in particolari quali l’incesto, le violenze domestiche.
Da di sé l’immagine che vuole.
Emanuele: Arrivo fondamentalmente per dire che a metà ho abbandonato il libro, proprio non faceva per me. Mi dispiace perché ero partito carico ma poi nada...
Angela: Neanche io ho avuto tutto sto feeling... Ricordi narrati a singhiozzi e senza seguire necessariamente un ordine cronologico ma soprattutto la narrazione. Fredda, troppo essenziale e distaccata, non è riuscita ad emozionarmi e a coinvolgermi. La protagonista mi è parsa anaffettiva, come se guardasse ai propri sentimenti (che fossero verso l’amante o i fratello o la mamma) per “analizzarli” freddamente… Però non mi è dispiaciuto rileggerlo. La sua brevità ha fatto sì che lo leggessi velocemente. Interessanti le considerazioni di Ida e Maria. Devo dire che la mia è stata una rilettura e purtroppo le sensazioni sono state le stesse della prima volta. Comunque leggerei altro di e su questa autrice.
Ida: Io penso che lei lo sia stata davvero anaffettiva.
Sara: Anch'io credo che lo sia stata davvero, anafettiva, e tormentata, e credo pure che in fondo non avrebbe certo voluto tutto questo.
Ida: Già, e chi mai lo vorrebbe? Lei mi ha ricordato StAubyn, l'autore de I Melrose, anch'esso autobiografico e anch'egli con una vita dissoluta che alle radici ebbe il rapporto terribile con il padre.
"Penso spesso a un'immagine che solo io vedo ancora e di cui non ho mai parlato. È sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, m'incanto."
Gino: Non mi ha entusiasmato per niente, vuoi anche per l’argomento, ma anche per lo stile troppo frammentario, troppo caotico e confusionario che fa vivere al lettore un percorso non lineare, ma a balzi. Questo scrivere un po’ in prima persona un po’ in terza persona mi ha infastidito, queste reiterazioni buttate qui e lì con intenti volutamente strategici alterano tutto ciò che di bello si può avere da una lettura, questi continui salti temporali poi… Duras sicuramente una scrittrice tormentata – anche perché il libro è autobiografico – però, non sempre riesce ad arrivare a tutti i lettori, e in questo caso io mi son sentito tanto distante. Distante da una madre che non vorrei mai, e da una figlia che mai e poi mai vorrei veder giocare con i sentimenti per poi restarne intrappolata.
Sara: Forse il cinese e la loro relazione, che a noi scandalizza, è stato per lei quasi un sollievo, una cosa bella, forse, rispetto a ciò che viveva in famiglia.

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