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lunedì 29 maggio 2017

La Famiglia Karnowski a cura di Michela Chinellato

Autore: I. J. Singer
Titolo: La Famiglia Karnowski
Genere: Classico
Pagine: 498
Data di pubblicazione: 1943, 1 ed.
Casa editrice: Adelphi


Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell'affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi - Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna "essere ebrei in casa e uomini in strada". Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski - percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare.

Se gli sciocchi deformano le parole del saggio, ciò non fa di lui un imbecille.

   In una parola: immenso.
Impossibile creare la recensione esatta. Non si può. È un capolavoro che ti tiene incollato dalla prima all' ultima pagina. È una saga familiare, partendo dal capostipite David che dalla Polonia si trasferisce a Berlino, Georg che porta la famiglia a NY per salvarla dalle persecuzioni naziste, finendo con Jegor che cercherà invano di trovare la sua collocazione presso il nuovo mondo.

Nessuna cosa al mondo è immutabile, tutto si trasforma, perfino la solida materia, figurarsi la parola degli uomini.

Grandiosa la scrittura. Gli autori israeliani hanno una marcia in più. Mi vengono in mente, tra gli altri, Nevo, Grossman, Roth, Yalom, Oz. Oh ragazzi, questi non sono esseri umani, questi sono dei mostri di bravura e genialità.
Voglio estrapolare un commento fatto da Alessandro Piperno al riguardo: "Gli scrittori israeliani non scrivono. Gli scrittori israeliani parlano. È una lettura fatta di voci."

Come dicono i maestri, la collera non si addice all'uomo erudito.

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