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venerdì 2 giugno 2017

Libri Versus Film_2. I sogni nella casa delle streghe a cura di Erik Screm


Libri Versus Film è la nuova rubrica bisettimanale di Vivo perché leggo curata dall'autore Erik Screm. La rubrica, come si evince dal nome, vedrà ogni due settimane una comparazione tra un libro e la propria trasposizione cinematografica (o viceversa) in cui verranno sottolineati i pro e i contro di entrambi per, alla fine, decretare un vincitore. E nella prossima puntata, vincerà il libro oppure il film?

I sogni nella casa delle streghe




Se si è amanti della letteratura del soprannaturale non si può non conoscere - o per lo meno non aver mai sentito nominare - Howard Phillips Lovecraft. Lovecraft è un autore dei primi del Novecento, che, nei suoi quarantasette anni di vita, ha scritto una vastissima serie di racconti che possono essere inseriti nella categoria del fantastico. Di salute cagionevole, Lovecraft è un autore che si è costruito da solo, leggendo i volumi settecenteschi presenti nella biblioteca del nonno, e da essi traendo il suo stile di scrittura che presenta affascinanti termini antiquati immersi in un linguaggio invece più moderno. Per tutta la sua vita, l'autore è stato di salute cagionevole, situazione che avrebbe potuto migliorare se Lovecraft si fosse conformato a quelle che erano le linee editoriali dell'epoca. Ma egli era di diverso avviso e, pur di non far modificare minimamente i suoi scritti dagli editori, preferiva ritirarli dalla pubblicazione. Per questo nella sua vita non è mai riuscito a superare la soglia della povertà. Ma Lovecraft era così: una persona mesta, un vero gentiluomo a detta di molti che hanno avuto l'onore di conoscerlo, ma allo stesso profondamente integra e dagli assodati valori morali. Amava la sua Providence e vi ha ambientato - in una distorsione in cui sono presenti villaggi e lande che nella realtà non esistono - tutti i suoi racconti. Potrei scrivere righe su righe sulla vita dell'autore di Providence, ma ci sono biografi che lo hanno fatto in maniera completa, ed io non sono qui per questo; sono invece qui per fare una modesta comparazione del racconto 'I sogni nella casa stregata' con la sua trasposizione cinematografica a cura di Stuart Gordon 'Dreams in the witch house'.
Il racconto di Lovecraft narra le vicende di Walter Gilman, giovane studente all'università di Arkham che risiede in una stanza in affitto di un'abitazione sede di diverse superstizioni sussurrate dagli abitanti del luogo. Le storie racconterebbero di una vecchia strega e di un ratto dal volto orribilmente antropomorfo che infesterebbero proprio quella casa, ma in una diversa dimensione celata allo sguardo e ai sensi umani, Il giovane Gilman, condizionato da queste leggende popolari, mischierà il folklore con i suoi studi, scoprendo in una certa zona un portale per raggiungere la dimensione in cui vivono la strega e il ratto. Ma si tratta di sogni causati dalla febbre che negli ultimi tempi lo sembra colpire, o è invece la terribile realtà?
Lovecraft ci porta un racconto in cui viene sapientemente utilizzata una base esoterica frutto di uno studio per nulla semplice. L'esoterismo afferma infatti che, oltre alle tre dimensioni conosciute, ve ne siano altre che non riusciamo a percepire se non in determinati frangenti e, in ancora più indefinite modalità, sia possibile raggiungerle, finendo in un mondo diverso dal nostro. Un mondo alieno, spaventoso e sconosciuto.
Lovecraft gioca su questa nozione tanto cara agli studiosi dell'esoterico, inserendo però l'onnipresente domanda nella mente del lettore: Gilman sta veramente vivendo quelle esperienze mistiche che lo vedono traslato (ma neppure così tanto) dalla sua essenza corporale? O sono solamente illusioni causate dalla malattia, spesso tirata in ballo, che colpisce il giovane?
Risulta molto difficile criticare un - se non Il - maestro della letteratura del soprannaturale, colui dal quale praticamente tutti gli autori di qualità di questo genere hanno tratto ispirazione. Ma, se proprio dobbiamo cercare il pelo nell'uovo, potremmo riportare la critica che molto fanno alla scrittura dell'autore di Providence: l'incedere lento, i termini aulici e difficili possono scoraggiare anche i lettori più esperti. Io li trovo tratti affascinanti, che rendono unico il suo stile, ma tant'è.
Passiamo dunque al film che è stato tratto da questo racconto, facendo la premessa che non si tratta di un lungometraggio a sé stante, ma di un mediometraggio facente parte della serie 'Masters of Horror'.
Diretto da Stuart Gordon, che di Lovecraft ha anche adattato 'Re-Animator' (da 'Herbert West - rianimatore'), 'Castle Freak' (da 'L'estraneo') e Dagon - La mutazione del male (da 'La maschera di Innsmouth'), il film riprende le situazioni descritte nel racconto, tralasciando però la parte legata ad Azathot che ha fatto in modo che lo scritto venisse inserito nel 'Ciclo di Cthulhu'. Solitamente i film di Gordon sono spesso libere interpretazioni dei racconti di Lovecraft, ma devo dire che questo, tranne la parte (importante però) di Azathoth, è abbastanza fedele. Il film prosegue con un ritmo serrato perché Gordon, è risaputo, dirige i film seguendo una scaletta collaudata che non sbaglia mai. Forse è proprio questo il lato negativo del film: la mancanza di quel tocco di originalità in come viene raccontata la storia...
Ma trasporre cinematograficamente un film dello scrittore di Providence è una bella sfida, perché la natura dei suoi racconti non si presta bene ad essere rappresentata visivamente - se non tramite la sola immaginazione -, per quanti effetti speciali si possano inserire. Oso dire che, probabilmente, è proprio per questo che la parte del Caos Primigenio, Azathoth, è stata tagliata dalla sceneggiatura.
Il film, quindi, è molto bello: presenta delle belle musiche e l'interpretazione degli attori è molto buona - vedere Ezra Godden in un film di Stuart Gordon è sempre un piacere. Ma come può un film raggiungere lo stesso livello - oppure superarlo - di qualcosa di irrappresentabile?
Non può, semplicemente.
Proprio per questo, anche questa seconda puntata della rubrica Libri Versus Film viene vinta dal libro.
Ringraziandovi anche questa volta per il tempo che avete speso a leggere questa mia umile e personale comparazione, vi invito a seguire la rubrica nella sua terza puntata, in uscita tra due settimane esatte!

"Have you seen it? The rat...with a face. A human face" 





Scritto da: Howard Phillips Lovecraft
1a edizione: luglio 1933
Lingua originale: inglese
Genere: soprannaturale
Saga: Ciclo di Cthulhu
Numero pagine: 38












Diretto da: Stuart Gordon
Con: Ezra Godden
Scritto da: Stuart Gordon & Dennis Paoli
Musica di: Richard Band
Collana: Masters of Horror
Anno di uscita: 2006
Durata: 52 minuti
Colori

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