mercoledì 28 giugno 2017

Pane e acqua di rose a cura di Monica Truccolo

Autore: Marsha Mehran
Titolo: Pane e acqua di rose
Genere: Romanzo
Pagine: 286
Data di pubblicazione: 2009
Casa editrice: Neri Pozza

Sulla Main Mail, la strada principale di Ballinacroagh, rispettabile cittadina della costa irlandese, c'è un punto in cui il vecchio e il nuovo hanno deciso di darsi appuntamento. Su un lato della strada vi è il negozio di reliquie Reek, un'accozzaglia ammuffita di crocifissi, santini, boccette d'acqua santa e di tutti gli annessi e connessi del culto di san Patrizio. Sul marciapiede opposto, invece, un tozzo edificio di pietra, dove spicca una vivace porta rossa con le imposte viola. Da quelle imposte fuoriescono ogni giorno odori licenziosi di strane spezie, vapori inebrianti di piatti che attirano folle di ingordi e hanno spinto il Connaught Telegraph a dichiarare che là è custodito "il segreto meglio conservato della contea di Mayo". Un segreto culinario, beninteso, visto che al di là di quella porta cremisi c'è il Caffè Babilonia delle tre sorelle Aminpour, le ragazze iraniane giunte a Ballinacroagh ormai da qualche anno. A parte i borbottii quotidiani della signora Quigley, quell'incrocio di vecchio e nuovo non suscita affatto scandalo nel villaggio, dove la quiete regna sovrana. Un giorno, però, un evento inaspettato mette a soqquadro l'intera cittadina. Estelle Delmonico, la panettiera italiana approdata tempo fa a Ballinacroagh, trova, sulla spiaggia ai piedi della collina su cui si erge il suo cottage, una ragazza seminuda e quasi morta. Il seguito di "Caffè Babilonia" e delle avventure delle sorelle Aminpour, ragazze iraniane in terra d'Irlanda.



   Ho preso questo secondo libro di Marsha Mehran perché avevo letto il suo primo romanzo, “Caffè Babilonia”, che mi era piaciuto molto, difatti questo romanzo è la continuazione delle vicende di queste tre sorelle scappate all'integralismo rivoluzionario del loro paese, l’Iran, alla fine degli anni 70.
La diffidenza verso queste tre sorelle arrivate da un mondo lontano fino in Irlanda è palpabile ad ogni pagina, così come lo sono le loro ricette, i loro profumi, un misto di cotture lente, carni, zuppe, verdure ed il loro thè al bergamotto, se ne percepisce il sapore attraverso il libro.
Le protagoniste si incontrano/scontrano con nuove amicizie, amori appena sbocciati e con l’ipocrisia degli abitanti del piccolo paese che temono che con i loro sapori e profumi li possano portare alla perdizione.
Altro personaggio che merita di essere nominato è l’anziana Estelle, la panettiera italiana, che trova ed aiuta la giovane ragazza trovata sulla spiaggia. Dolce e paziente sarà lei a coinvolgere le sorelle, in particolare la maggiore, a prendersi cura di questa fanciulla dalle “strane” mani.
Un libro delizioso, molto ben scritto e di gradevole lettura, a tratti ironico, decisamente rivolto ad un pubblico femminile.
Fatevi cullare da questo libro

Curiosità
Curiosa e triste anche la storia personale della scrittrice deceduta in circostanze misteriose, nel 2014, alla giovane età di 36 anni. Riporto un articolo trovato nel web:
La fine misteriosa di Marsha Mehran, scrittrice di successo di origine iraniana. Si era rifugiata in un cottage isolato in Irlanda per «combattere i suoi demoni» dice il marito. Il pubblico era in attesa del nuovo romanzo. È stata trovata morta dopo una settimana
La Contea di Mayo, nella parte occidentale dell’Irlanda alle pendici della montagna sacra di Croagh Patrick, è stata rifugio di molti intellettuali in cerca di solitudine. Tra questi il filosofo Ludwig Wittgenstein e una serie di scrittori contemporanei che vanno da Michel Houellebecq a Frederick Forsyth.
Anche la trentaseienne Marsha Mehran, scrittrice di successo di origine iraniana – in Italia i suoi libri più famosi sono stati Caffè Babilonia e Pane e acqua di rose –, l’aveva eletta a suo buen retiro prendendo in affitto oltre un anno fa un cottage estremamente isolato dal quale usciva molto raramente. Ma forse non cercava solamente l’ispirazione. Il suo ex marito americano di origini irlandesi, ha detto che Marsha era impegnata “a combattere i suoi demoni”. La famiglia Dawson si era abituata a vedere di tanto in tanto questa donna solitaria che, anche in pieno inverno, si sedeva su una panchina vicino al loro pub e apriva il laptop. “La invitavamo ad entrare, specialmente quando faceva molto freddo – ricorda Therese Dawson – ha accettato solamente una o due volte”. Sul cottage Marsha aveva affisso un cartello che recitava”Non disturbate. Sto lavorando”.Il 30 aprile 2014 verso le 14, la padrona di casa Teresa Walsh, bussò ripetutamente alla porta del cottage senza avere risposta; 18 giorni prima Marsha le aveva inviato un Sms preoccupante: “Vomito sangue da qualche settimana”. Teresa le aveva risposto che se voleva poteva mandarle un medico. Ma Marsha non aveva replicato. Così quel giorno usò la copia delle chiavi in suo possesso ed entrò in casa.
Trovò il suo corpo disteso sul pavimento della stanza da letto con indosso solamente un golf di lana. Era morta da circa una settimana e le condizioni della casa – bottiglie di acqua minerale vuote, resti di cibo, spazzatura, disordine, tavolette di cioccolata smozzicate – lasciavano intendere in che modo aveva trascorso gli ultimi mesi di vita. Marsha Mehran, nata in Iran, era una scrittrice di successo, tradotta e letta in molti Paesi del mondo. Tra i suoi successi internazionali Caffè Babilonia (2005), Pane e acqua di rose (2008) e Istituto di bellezza Margaret Thatcher (2013). L’intolleranza del regime l’aveva costretta a fuggire dall’Iran quando era giovanissima. Da allora la sua vita si era sviluppata come in una sceneggiatura di un film di avventura: pianista in Argentina, cameriera in un ristorante di New York di proprietà della mafia russa ed infine autrice di best seller.“Sono arrivata a New York con 200 dollari in tasca”, spiegò in una intervista del 2005, anno della pubblicazione negli Stati Uniti del suo primo romanzo. “Per sbarcare il lunario ho fatto la cameriera in un ristorante della mafia russa. Non c’erano clienti e mi accorsi presto che il locale era solo una copertura”. La vita disperata, inquieta, tormentata di questa eroina romantica è finita in solitudine, nella contea di Mayo, in quella verde Irlanda che ha dato i natali al suo ex marito Christopher Collins. Morte naturale per cause imprecisate è stato il verdetto della polizia locale. Ma sono in molti – compreso l’ex marito – a chiedere la riapertura delle indagini. Sono troppi gli interrogativi cui l’inchiesta non ha dato risposta.In apparenza, la scrittrice iraniana, mescolando narrativa e ricette di cucina, aveva trovato uno stile personale: “Volevo scrivere qualcosa che facesse felice chi lo legge e me – disse una volta al quotidiano The Irish Times – niente di letterario, solo qualcosa che mi rendesse felice: quando cucini per qualcuno è come se gli donassi il tuo cuore; almeno, è così per i persiani”.I lettori che si erano affezionati a lei erano in attesa di Pistachio Rain, la sua ultima storia da leggere. Come spesso accade alle persone di talento in grado di comunicare emozioni forti, la fine di Marsha è stata prematura e piena di mistero.

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