Cerca nel blog

sabato 1 luglio 2017

Forum: Generazione perduta

In collaborazione con Club Qualcuno con cui… Leggere

Autore: Vera Brittain
Titolo: Generazione perduta
Genere: Narrativa
Pagine: 640
Data di pubblicazione: 2015
Casa editrice: Giunti 


Nel 1914 Vera Brittain si affaccia alla giovinezza. È brillante e anticonformista, decisa a cambiare un destino di moglie gentile e madre paziente diventando una delle prime donne ammesse in un selettivo college di Oxford. Con l'egocentrismo dei suoi vent'anni, inizialmente Vera considera la grande guerra soprattutto una scomoda interruzione delle proprie attività. Ma la portata degli eventi che stanno travolgendo l'Europa diventa presto chiara: la devastazione non è solo materiale, ma anche psicologica e spirituale. Lasciata Oxford, Vera diventa infermiera volontaria e serve la patria a Londra, a Malta, in Francia, mentre il fratello, il fidanzato, gli amici più cari perdono la vita nelle trincee. Sopravvivere a tutto e tornare a un nuovo genere di "normalità" non sarà facile. Dopo una risurrezione difficile ma necessaria, divenuta scrittrice e giornalista, Vera raccoglie le sue memorie in quest'opera incisiva e struggente, testamento ideale e tributo alla sua generazione. Il libro è un classico della letteratura inglese, perché attraverso la propria storia, vivida e sincera, Vera non racconta soltanto la disillusione e il dolore, ma anche il cammino di maturazione delle idee per le quali ha combattuto tutta la vita, armata solo della sua penna: pacifismo e lotta per i diritti delle donne.


   Lucia: Ho faticato un po’ a leggere questo romanzo, vuoi per la forma, il memoir non rende il racconto scorrevole e anche l’argomento molto vasto che va dalla prima guerra mondiale e il vissuto della protagonista, appesantiscono la narrazione. Un racconto, anche se un po’ datato, meritevole di attenzione ti trasmette la grande voglia di vivere di Vera che alla rinuncia dei suoi sogni, alla perdita dei suoi affetti ha saputo rispondere con nuove idee e nuovi ideali di pace e di lotta per i diritti delle donne.

Michela: Io l'ho lasciato. Troppo prolisso, sinceramente non mi piaceva stile/descrizioni. Lo leggerò, ma forse in un momento di meno caos.

Ary: A me è piaciuto moltissimo. Ho saltato le poesie, non tutte ma certe... Leggendo giusto le prime strofe, ma il libro mi ha proprio preso, nonostante i salti temporali per i quali spesso ho fatto fatica e un po’ mi sono persa, ma la parte romantica e le morti del fidanzato, amici e fratello mi ha preso proprio… Anche la vita da vad. Mi sono proprio lasciata trasportare nella storia. Nella sua vita e sulle sue riflessioni e sensazioni. Anni terribili da cui comunque non si esce più. Se poi penso a tutti i 16enni italiani chiamati alle armi a morire in trincea...

Sara: Già Ary io ci penso sempre... Soprattutto nella prima guerra c'è stata davvero un'intera generazione bruciata

Angela: Con GENERAZIONE PERDUTA, Vera Brittain si fa portavoce di una storia, vivida e sincera, che non è solo la sua, quella personale e della sua famiglia o dei suoi amici, ma è la storia di una generazione: la generazione perduta, quella spazzata via dalla grande guerra, che ha visto sogni e speranze barbaramente frantumati, e vite recise su campi di battaglia. E' un libro che non ho divorato. Piuttosto l'ho letto un po' alla volta (un cap al giorno), penso perché lo stile di scrittura mi è risultato un po' pesante e mi ha rallentato non poco; non è tanto il fatto che sia fin troppo dettagliato, perché ci sta che l'Autrice abbia voluto darci un resoconto accurato di ciò che ha vissuto..., ma è che ho trovato non di rado la narrazione un tantino "asettica", piatta, come se stessi leggendo una cronistoria prima ancora che un memoriale personale. L'ho trovato - in certi momenti - poco coinvolgente dal punto di vista emotivo, nonostante l'Autrice/protagonista cerchi di raccontarci pensieri, stati d'animo, timori, speranze.
Ciononostante lo ritengo un libro che merita di essere letto, perché è una testimonianza reale e lucida del punto di vista di una giovane che ha attraversato quegli anni difficilissimi, ricevendone sì sofferenza, solitudine..., ma anche la forza per dare un senso diverso e più profondo alla propria esistenza dopo la guerra.

Luisa: Notizie sull'autore: Vera Brittain (1893-1970), tra le prime donne ammesse a Oxford, è stata scrittrice, giornalista, intellettuale pacifista e attiva nelle battaglie per i diritti delle donne. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come infermiera volontaria e avervi perso il fidanzato, il fratello e gli amici più cari, nel 1933 pubblicò Testament of Youth, subito definito dalla critica «il libro capace di spiegare una generazione alla successiva», divenuto un classico della letteratura inglese. Per sua espressa volontà, le sue ceneri sono sparse sull’altopiano di Asiago, dove è sepolto il fratello. Breve trama: "Sono stata sveglia l'intera notte per leggerlo" - Virginia Woolf Nel 1914 Vera Brittain si affaccia alla giovinezza. È brillante e anticonformista, decisa a cambiare un destino di moglie gentile e madre paziente diventando una delle prime donne ammesse in un selettivo college di Oxford. Con l'egocentrismo dei suoi vent'anni, inizialmente Vera considera la grande guerra soprattutto una scomoda interruzione delle proprie attività. Ma la portata degli eventi che stanno travolgendo l'Europa diventa presto chiara: la devastazione non è solo materiale, ma anche psicologica e spirituale. Lasciata Oxford, Vera diventa infermiera volontaria e serve la patria a Londra, a Malta, in Francia, mentre il fratello, il fidanzato, gli amici più cari perdono la vita nelle trincee. Sopravvivere a tutto e tornare a un nuovo genere di "normalità" non sarà facile. Dopo una risurrezione difficile ma necessaria, divenuta scrittrice e giornalista, Vera raccoglie le sue memorie in quest'opera incisiva e struggente, testamento ideale e tributo alla sua generazione. Il libro è un classico della letteratura inglese, perché attraverso la propria storia, vivida e sincera, Vera non racconta soltanto la disillusione e il dolore, ma anche il cammino di maturazione delle idee per le quali ha combattuto tutta la vita, armata solo della sua penna: pacifismo e lotta per i diritti delle donne. Cosa ne penso: Sono sincera Ho fatto molta fatica a finirlo. Alla fine documentandomi sull'autrice ho capito perché. Praticamente è un classico e come tale ha lo stile piuttosto pesante. Però la storia è bella anche perché parla della vita dell'autrice costellata da perdite importanti durante la Grande Guerra. Prima perde il suo fidanzato, poi un caro amico e alla fine il fratello. Lo stile è lento appesantito da numerose poesie alcune molto belle altre meno. Particolare interessante parla dell'Altopiano di Asiago dove il fratello ha perso la vita. Come sempre quando i libri parlano per esperienza diretta della guerra vale sempre la pena leggerli. Ne consiglio la lettura.

Ary: Ti viene proprio da pensare non ha vincitori o vinti, la guerra.

Laura: Nonostante il tema sia importante e anche forte, giacché parla di guerra e di come davvero una generazione di giovani siano morti, il libro è pieno di nozioni, racconti, avvenimenti reali senza sentimento. Dovrebbe essere un libro doloroso, per tutto ciò che racconta ma lo fa senza enfasi, senza sentimento! Mi spiace perché poteva essere davvero un gran bel libro. Proprio per l'umanità e disumanità che esprime!!!

Lucia: È vero manca pathos!!

Ary: Io credo sia voluto... e se non voluto, comunque inevitabile per lei scriverlo cosi con distacco in maniera nozionistica. Anche la storia d amore così fredda… forse certe cose non l’ha volute nemmeno scrivere per gelosia dei ricordi. Ovvio che non sia stato facile per vera raccontare scrivere di questo. Però sicuramente utile e doloroso. Manca pathos e proprio per questo io sento ancora di più la sofferenza. Non so se mi sono spiegata...

Lucia: E' probabile sia come dici tu, probabilmente il suo distacco, il suo raccontare i fatti per come sono avvenuti e senza farsi trasportare dalle emozioni lo hanno reso un classico della letteratura inglese. Però la mancanza di sentimento in tutte quelle pagine rendono pesante il racconto.

Ary: Anche le descrizioni... pesanti.

Laura: Ary le descrizioni son pesanti solo se t'immagini gli arti amputati o la carne in cancrena... Come dice Lucia non c'è pathos! Non c'è quel quid che ti cattura: è un'interminabile pila di parole, frasi, periodi... stop.

Ary: Non pesanti a livello emotivo. Pesanti a livello di noia Laura; di difficoltà nella lettura.

Laura: Sono d'accordo!

Sara: Sì, sono d'accordo; è la scelta narrativa che non va. Ma io sono riuscita ad essere coinvolta ugualmente. E credo sia voluto come dice Ary, anche se risulta pesante.

Ary: Anche io mi sono sentita coinvolta. E comunque ho percepito, lasciando perdere lo stile, proprio una difficoltà a vivere queste emozioni da parte dell’autrice. La sua stessa vita ci dimostra come lei non abbia mai accettato e superato la cosa, e quando ha scritto non era serena, per questo manca sentimento e passione. Sarebbe stato troppo doloroso lasciarsi andare.

Laura: O semplicemente è il suo modo di comunicare.

Ary: L’unico modo in cui riesce a comunicare. L’educazione che ha avuto, l’epoca, la guerra, i lutti l’esperienza da infermiera... ti segnano.

Sara: Sì, la penso come ary

Laura: Mica è vero. Quanti ne abbiamo letti in cui, semmai, c'erano troppe emozioni, troppo pathos??

Ary: Letti però di altri scrittori. Io parlo di lei. Lei non l’ha superata Laura, e scrive così. Uno su tutti Primo Levi. Non è anche lui freddissimo? Talmente freddo che ti mette anche più ansia. In se questo è un uomo non c’è pathos. E Levi viene decisamente da un ambiente mentalmente più aperto.

Laura: Non so Ary, io Levi non l'ho letto così. Va beh, comunque questo è!

Ary: Beh certo, sono opinioni.

Sara: Sì vero...

Chiara: Ho trovato davvero presuntuoso il tentativo di raccontare la guerra in questo modo. Come se l'elenco delle battaglie, delle perdite, dei lutti fossero un elenco della spesa. Mi sarei aspettata commozione, dolore, angoscia. Niente di tutto questo. Sono purtroppo, e lo dico davvero a malincuore, maggiori le parti che mi hanno fatto arrabbiare di quelle che mi hanno colpito. Per me la generazione sofferente è un'altra. Non quella. O meglio il ceto sociale più basso del suo, appartenente alla sua generazione: persone che non potevano scegliere, ragazzi costretti ad arruolarsi e lasciare amori e famiglie senza la possibilità di scriversi ogni giorno, persone che non potevano spostarsi ogni mese da una residenza all'altra, da un albergo all'altro, addirittura da una città all'altra. Sono a un centinaio di pagine dalla fine. Non so nemmeno io se andare avanti per vedere fino a che punto si spinge.

Lucia: Chiara, ma lo devi leggere dalla sua prospettiva.

Chiara: Ci ho provato credimi. Di solito riesco. A me girano le b###

Sara: Ma Chiara, non era mica una questione di ceto... Inizialmente ci si arruolava volontariamente poi dopo furono chiamati obbligatoriamente. Cosa c'entra questo con lo stile narrativo? Quei ragazzi sono morti e la morte non fa distinzioni di classe.

Chiara: Lo stile è una cosa e mi sembra che siamo tutti d'accordo. Riguardo al resto, indubbiamente Sara. La morte è così per tutti, per ricchi e poveri. Io non sono nessuno oltretutto lei è stata anche una vad attiva. Ma non posso fare finta di avere provato sentimenti di pietà o tristezza nei suoi confronti perché così non è stato. Mi ha trasmesso il vuoto totale. E in continuazione, non so perché ma era così, pensavo a tutte le sue coetanee meno abbienti e mi chiedevo:"PEr loro come doveva essere allora? Che neanche avevano tutte queste possibilità? ". Ha ragione Lucia. Dovevo chiudere gli occhi e accettare le sue parole come la sua esperienza. Ma non ci sono riuscita. Non ho nemmeno provato simpatia per lei. E credimi lo dico con rammarico perché era un libro su cui puntavo tanto.

Sara: È normale non sempre riusciamo ad entrare in empatia o ad andare oltre.
Non credevo fosse scritto così in stile memoir e in maniera descrittiva senza troppe emozioni. Ma sono molto contenta di averlo letto. Nonostante tutto mi è piaciuto molto e ogni tanto ci penso ancora. Perché dal suo racconto traspare la sua voglia di vivere, desiderio di emancipazione femminile attraverso lo studio nel quale mi ci sono ritrovata tantissimo. Traspare l'angoscia e la brutalità della guerra che gli ha tolto​ tanto, troppo. Il suo racconto ci parla di una generazione perduta a causa di una guerra inutile. Tutto questo dolore la porterà a diventare una pacifista molto attiva. Mi chiedo sempre se fosse capitato a me, ai miei​ amici. Mi sento di dire che secondo me bisogna leggerlo in ottica del suo tempo e contesto borghese, questo ha inciso molto nel suo modo di scrivere e di comportarsi.

Barbara C.: Ci sono due notizie una bella e una cattiva. Quella bella è che ho provato emozioni molto intense, a volte erano di gioia altre di tenerezza altre ancora rabbia e dolore, ma sempre mi hanno smosso qualcosa dentro. Ho invidiato il rapporto di complicità e grande confidenza tra Vera ed Edward, non ho mai avuto un rapporto così con mio fratello, ho apprezzato l'amicizia genuina che c'era tra Victor Roland Vera Geoffrey ed Edward, si percepisce chiaramente l'affetto che provano l'uno per l'altro, ho sentito un misto tra pena e compassione per la madre di Vera, una donna chiusa nel suo mondo dorato dove la superficialità emerge fin troppo spesso. Non era cosa semplice essere una donna ambiziosa in quell'epoca, Vera non ha trovato terreno fertile per i suoi sogni e le sue aspirazioni, ma ha combattuto per ottenerli ha cercato di uscire da quegli schemi soffocanti e ci sarebbe riuscita molto bene se non fosse sopraggiunta la guerra a distruggere tutto. Le immagini sono crude, la sofferenza è percepibile, la disperazione idem, ma anche la tenacia e la voglia di ricominciare pur senza dimenticare. La notizia brutta è che tutto questo l'ho provato guardando il film! Ad un certo punto sembrava che il libro fosse decollato salvo poi precipitate nuovamente al suolo, manca di mordente, non c'è empatia coi personaggi, tutto molto liscio e lineare nessuno sbalzo nessuna eccitazione, è un vero peccato perché avrebbe potuto far scintille! Una pecca del film rispetto al libro è che non mette in risalto come dovrebbe l'amicizia tra Vera e Geoffrey.
Una nota di merito va al libro per aver accennato alle suffragette.

Ioni: Eccomi, arrivo ora per dire che il libro Generazione perduta, di Vera Brittain, edito da Giunti, l'ho amato follemente. Non pensavo sarebbe potuto succedere, ma ho provato verso questo piccolo file mobi, questo scricciolino, un sentimento di estrema gratitudine, perché è stato grazie al suo carattere dimesso, alla sua remissività - che è quella tipica di un libro - che ho potuto abbandonarlo senza ripensamenti.
Gna facevo.
Arrivato ad un 20% circa ho capito che non capivo quello che leggevo, o meglio non ricordavo nulla. Riesco ad essere più coinvolgente io quando parlo di cucito, e vi assicuro che non ci capisco un cavolo.
Guarderò il film.

Nessun commento:

Posta un commento