lunedì 3 luglio 2017

La ragazza delle arance a cura di Michela Chinellato

Autore: Jostein Gaarder
Titolo: La ragazza delle arance
Genere: Narrativa
Pagine: 193
Data di pubblicazione: 2004
Casa editrice: Longanesi


Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla, come la maggior parte dei suoi coetanei. Ma un giorno trova una lettera che suo padre gli aveva scritto prima di morire e che aveva poi nascosto, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre, Jan Olav, racconta la storia della "ragazza delle arance", una giovane con un sacchetto di arance incontrata un giorno per caso su un tram di Oslo e subito persa. Per Jan è un colpo di fulmine. Georg si appassiona a questo racconto, che si accorge riguardarlo molto da vicino e che pian piano gli svela ciò che è accaduto prima della sua nascita; un racconto attraverso il quale la voce del padre lo raggiunge da lontano facendolo riflettere sul senso della vita.





   Dopo aver iniziato e cestinato due libri nell'arco di pochi giorni, avevo quasi paura ad appropinquarmi ad un ulteriore scritto per paura di sbagliare nuovamente. Invece..., madò, invece questo è stato una manna dal cielo. Non c'è nulla di meglio di un libro bello e coinvolgente per far pace con la lettura.

“Probabilmente non esiste nessuna intimità che possa competere con due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa.”

Parlavo di coinvolgimento: come ci sentiremmo se, a distanza di anni dalla sua morte, ricevessimo una lettera da nostro padre? Toccante. Soprattutto perché senza saperlo, questa lettera provoca riflessioni e ricordi sopiti. A distanza di anni, a distanza di una vita, il padre comunica a suo figlio sé stesso: le sue paure, i suoi sogni, le sue convinzioni, cerca di farsi conoscere da quel figlio ormai cresciuto, un figlio che non avrebbe mai creduto di poter conoscere suo padre.

“Mi fece un sorriso pieno di calore, e quel sorriso, avrebbe potuto sciogliere il mondo intero, perché se il mondo l’avesse visto avrebbe avuto la forza di fermare tutte le guerre e tutte le inimicizie del pianeta.”

Meraviglioso.

“Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamiamo Speranza.”

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