Cerca nel blog

mercoledì 9 agosto 2017

La più amata a cura di Maristella Copula

Autore: Teresa Ciabatti
Titolo:
La più amata
Genere:
Narrativa
Pagine:
218
Data di pubblicazione:
2017
Casa editrice:
Mondadori



"Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore." Il Professore - un inchino in segno di gratitudine e rispetto - è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d'oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l'unica a cui il Professore consente di indossare l'anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L'anello dell'Università Americana, dice lui. L'anello del potere, bisbigliano alcuni - medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente. Teresa che dall'infanzia scivola nell'adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un'intera epoca. Un'autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall'urgenza di fare i conti con un'infanzia felice bruscamente interrotta.

“Mi chiamo Teresa Ciabatti…e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un’origine, ricordo, collego”

   Presentato alla candidatura del Premio Strega 2017 da Stefano Bartezzaghi e Edoardo Nesi, “La più amata” di Teresa Ciabatti, scrittrice maremmana, esprime tra le sue righe dallo stile insolito, spesso caotiche e frammentarie, tutta la dolorosa ricerca di se stessa, di quello che oggi è diventata, cercando di comprendere le sue vicende familiari anch’esse molto particolari e analizzando due figure genitoriali singolari, entrambe importanti, anche se apparentemente la lente d’ingrandimento della presa di coscienza è orientata sulla personalità controversa del padre.
Chi era veramente Lorenzo Ciabatti (1928-1990), il ricchissimo chirurgo primario del San Giovanni di Dio di Orbetello? Quello con la villa con undici bagni, la piscina e il bunker sotto l’acqua azzurra che la riempiva? Quello con i conti correnti pieni di soldi, i terreni, le case, quello che prima di incontrare sua madre ero lo scapolo più ambito della Maremma, pieno di “amici”potenti che pescavano nelle acque del potere? Quello con un grosso anello al dito in cui era inciso un compasso massone decorato da uno zaffiro purissimo? Quello dei regali sontuosi, che aveva fatto della figlia la più viziata e coccolata di tutte, una vera principessa, la più amata, senza rivali degne di nota, la più bella e la più brava sempre, sbaragliando ogni tipo di concorrenza in nome della sua fama e del suo denaro? Era davvero un uomo buono e generoso come dicevano i suoi pazienti, era davvero benvoluto dal codazzo di medici e infermieri che sembravano i suoi schiavi, galoppine figure sempre pronte a far uscire metri di lingua per leccare il passaggio del loro idolatrato primario? O era soltanto “un massone, un ateo, un tirchio, un fascista”, un colluso con la malavita dell’alta finanza?
E sua madre, Francesca Fabiani, anestesista, quella figlia del popolo che era riuscita ad accalappiarlo, era una donna coraggiosa o una vigliacca che aveva preferito farsi addormentare per un anno ( la famosa cura del sonno) per sfuggire non solo alla sua depressione ma anche ai suoi obblighi e ai suoi doveri, lasciando due figli piccoli a dialogare con un corpo morto mentre crescevano?
Ma soprattutto chi è Teresa Ciabatti, quarantaquattro anni, ragazzina fantasiosa e bugiarda fino alla patologia, inetta, anaffettiva, sprezzante, discontinua, diffidente, egoista, nata per fare l’ereditiera e che nulla ha ereditato, primatista del nulla, sempre sotto la luce dorata del successo solo in nome del padre e non per suoi meriti, senza amici veri, sopravvissuta al gorgo di un’infanzia reputata “infelice”, disinteressata al presente e al futuro, cristallizzata verso un passato da cui ha ereditato un disagio esistenziale che neanche la scrittura è riuscita a dissolvere, con un senso di fallimento che è cresciuto in proporzione alle aspirazioni e alle chimere infantili?
Nelle onde di un mare di parole, in cui nuotano come possono i vari componenti della sua famiglia, tra quei flutti dorati che toccano i vertici della ricchezza e del potere e scendono vertiginosamente in una caduta sociale senza precedenti e senza percezione dei fatti realmente accaduti, la mano di Teresa compare tesa tra i marosi chiedendo aiuto senza mai abbassarsi, rivolta in direzione del cielo a cercare inutilmente un appiglio tra le stelle di un passato che l’ha ferocemente resa “una donna incompiuta”.

Nessun commento:

Posta un commento